Donald Trump, il miliardario che sogna la Casa Bianca

Un miliardo di dollari per il sogno della Casa Bianca. “Se devo spenderli, lo farò”. Parola di Donald John Trump, imprenditore e notissimo volto della televisione e della politica statunitense, con un patrimonio personale stimato in 9 miliardi di euro,  tra i principali candidati repubblicani, nella corsa alla Casa Bianca, per il dopo Barack Obama. […]

Un miliardo di dollari per il sogno della Casa Bianca. “Se devo spenderli, lo farò”. Parola di Donald John Trump, imprenditore e notissimo volto della televisione e della politica statunitense, con un patrimonio personale stimato in 9 miliardi di euro,  tra i principali candidati repubblicani, nella corsa alla Casa Bianca, per il dopo Barack Obama. A precisa domanda di un giornalista, fuori dai locali della fiera dello Iowa, il magnate statunitense si è detto pronto ad affondare pesantemente le mani nel proprio portafoglio personale, per coronare il sogno di diventare il presidente della più grande potenza politica mondiale.

Con il suo classico berretto da baseball rosso in testa, Trump si detto pronto a fare tutto quanto necessario per “far tornare grande questo paese. La cosa che voglio, la cosa più importante”. Al momento i sondaggi vedono il magnate al 17% delle preferenze, con un vantaggio di cinque punti su quello che dovrebbe essere il suo maggiore rivale, il governatore del Wisconsin, Scott Walker. “Non credo di aver sbagliato niente per ora”, ha dichiarato soddisfatto Trump. “Ogni volta che qualcuno afferma che io abbia sbagliato qualcosa, guardiamo i sondaggi e miei numeri crescono”.

Una campagna elettorale, quella di Trump, con un solo grande cavallo di battaglia, che sta molto a cuore all’elettorato conservatore statunitense: la lotta all’immigrazione clandestina messicana. Una lotta senza quartiere, basata però su tre pilastri. “Una nazione senza confini non è una nazione”. Trump punta alla costruzione di un muro sui confini del sud, tra Stati Uniti e Messico. Un muro per il quale, il magnate promette addirittura il contributo economico dei confinanti.

“Una nazione senza leggi, non è una nazione”. Il programma di Trump prevede la restituzioni delle leggi costituzionali agli americani. I politici le hanno rubate, ma ora è tempo che i cittadini possano tornare a vivere con la sicurezza garantita loro dalla costituzione.

“Una nazione che non è al servizio della propria cittadinanza, non è una nazione”.  Anche il piano contro l’immigrazione, dovrà essere dalla parte degli americani e garantire loro lavoro e sicurezza.

Il candidato al ruolo di sfidante per la casa bianca, che dovrà vedersi anche dal terzo Bush che corre per la presidenza, il governatore della Florida Jeb, attacca anche il recente accordo con l’Iran sul nucleare. Secondo Trump occorre “un’azione molto decisa”, per interrompere lo sviluppo nucleare del governo degli Ayatollah.

Trump si presenta come un potenziale candidato decisamente istrionico, con un programma estremamente radicale ed il supporto di risorse economiche pressoché illimitate. La sua figura non è amata dalla stampa, che gli ha dedicato più di un editoriale decisamente critico. Tuttavia, la sua natura di self-made man, lo spinge a guardare avanti senza curarsi dell’opinione prevalente e a correre verso il traguardo prefissato con l’ottimismo del vincente e la spocchia di chi non ha bisogno di nessuno, ma anzi può permettersi di eliminare dal suo percorso chi non è d’accordo. Non stupisce perciò, che in occasione del suo comizio in Iowa, il candidato repubblicano sembra che abbia fatto negare le credenziali d’accesso al principale giornale dello Stato il The Des Moines Register, in seguito alla pubblicazione di un articolo avverso.  Trump ha negato l’addebito con una frase che spiega molto bene il tipo di personaggio: “Non l’ho fatto, semplicemente perché non ritengo quel giornale rilevante”. Se queste sono le prime scintille, siamo sicuri che da qui alle primarie ne vedremo delle belle.