Renzi e la protesta che offusca L’Aquila /VIDEO

L’attesa è durata praticamente un anno e mezzo, da quando cioè il governo si è insediato a Palazzo Chigi, ma la prima visita da primo ministro di Matteo Renzi a L’Aquila probabilmente passerà alla storia soltanto per le proteste, il pessimo servizio d’ordine, le cariche probabilmente eccessive della polizia e per i quattro feriti. L’Aquila […]

L’attesa è durata praticamente un anno e mezzo, da quando cioè il governo si è insediato a Palazzo Chigi, ma la prima visita da primo ministro di Matteo Renzi a L’Aquila probabilmente passerà alla storia soltanto per le proteste, il pessimo servizio d’ordine, le cariche probabilmente eccessive della polizia e per i quattro feriti. L’Aquila rimane però una città che a sei anni e mezzo dal 6 aprile 2009 è ancora pesantemente terremotata e imprigionata all’interno delle reti di una ricostruzione sempre difficoltosa e ancora lontanissima dall’essere completata.  Per questo motivo è un peccato, che nel giorno in cui per la prima volta dal suo insediamento il governo metteva, seppur per pochi minuti dopo troppo mesi di silenzio L’Aquila al centro dell’agenda politica, la scena se la siano presa contestatori, che si facevano megafono di istanze più che legittime e meritevoli di rispetto, ma che poco o nulla centrano con la situazione che sta vivendo la città e con quelle che sono le sue immediate necessità.

Erano infatti i comitati contro le trivellazioni di Ombrina Mare, nell’adriatico, i precari della scuola d’Abruzzo e, secondo qualcuno, addirittura anche i tifosi del Teramo Calcio retrocesso in Serie D per la vicenda calcioscommesse, i principali promotori e animatori della protesta contro il Premier che ieri ha fatto impennare la tensione per le vie del centro cittadino e ha costretto un cambio di programma da quelle che erano le intenzioni iniziali, con l’annullamento dell’incontro tra il primo ministro e le istituzioni locali a Palazzo Fibbioni e il trasferimento immediato al Gran Sasso Science Institute, per quello che inizialmente doveva essere il secondo incontro in programma.

Ovviamente, non è possibile negare che all’interno dei gruppi di manifestanti ci fossero anche aquilani, soprattutto rappresentanti dei movimenti studenteschi, che alzavano la proprio voce contro una ricostruzione troppo lenta e ancora insufficiente. Ciò nonostante, il giorno dopo la violenta tempesta, la sensazione è, come già accaduto negli anni scorsi in occasione di altre visite politiche, ancora quella di una città strumentalizzata ed utilizzata dai manifestanti per promuovere istanze più che legittime, ma lontane dalla situazione dell’Aquila, che alla fine hanno raggiunto il solo obiettivo di coprire i riflettori che per una volta avevano provato ad accendersi su questa nostra disgraziata città.

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