L’Aquila torna a scuola: anno nuovo, problemi vecchi /VIDEO

Primo giorno di scuola per gli alunni degli istituti aquilani, tornati ad affrontare i problemi della vita scolastica quotidiana, che in una realtà come quella dell’Aquila, nella quale sono ancora ben visibili le ferite del terremoto, spesso sono ben più imponenti rispetto a quelli che si trovano di fronte gli studenti delle altre città in […]

Primo giorno di scuola per gli alunni degli istituti aquilani, tornati ad affrontare i problemi della vita scolastica quotidiana, che in una realtà come quella dell’Aquila, nella quale sono ancora ben visibili le ferite del terremoto, spesso sono ben più imponenti rispetto a quelli che si trovano di fronte gli studenti delle altre città in situazioni normali. Per il settimo anno infatti, molti ragazzi aquilani torneranno a mettere piede nei cosiddetti Musp (Moduli ad uso scolastico provvisorio), le costruzione appunto provvisorie utilizzate in sostituzione degli edifici scolastici danneggiati pesantemente dal sisma del 6 aprile 2009.

Se infatti la ricostruzione privata, bene o male, muove passi più o meno importanti verso il ritorno alla normalità, quella riguardante l’edilizia scolastica sta ancora vivendo la sua fase primordiale e gli edifici che durante il terremoto hanno riportato gravi lesioni, aspettano impazienti di essere riportati a nuova vita. Tra lungaggini burocratiche e poca disponibilità di fondi infatti, sono ancora 25 gli istituti scolastici ospitati nei moduli provvisori. I fondi ci sono,  continuano a ripetere le istituzioni, o almeno è stata individuata la fonte dove reperirli, ma per passare dalla carta ai fatti, occorre moltissimo tempo e per il momento, il futuro prossimo di molti studenti aquilani, appare ancora confinato tra le mura degli orrendi MUSP, che visti da fuori sono molto più simili a delle strutture per l’allevamento intensivo di animali, piuttosto che a dei luoghi di crescita e formazione dei nostri ragazzi.

In questo scenario, suonano quanto mai stonati e anche un pochino ipocriti, gli auguri provenienti da istituzioni regionali e nazionali, che augurano “buona scuola”, senza prendere l’impegno serio di restituire agli studenti terremotati una scuola che sia veramente buona, con un ambiente consono allo sviluppo dell’individuo. Difficilmente un giovane può crescere veramente sano, senza aver mai conosciuto che cosa voglia dire frequentare una vera scuola, stabile, con strutture adeguate alle esigenze. La provvisorietà scolastica non può diventare permanente, altrimenti lo stesso concetto di “città” perderebbe gran parte del suo significato. E per alcune scuole, come la media Mazzini, la provvisorietà attuale è resa ancor più insopportabile da un futuro doppiamente incerto, visto che nei programmi del comune ancora non è ben chiaro quando e dove, la ricostruzione effettivamente avverrà, come ha spiegato il Preside della storica scuola media, Antonio Lattanzi nell’intervista rilasciata ai microfoni di tiKotv.

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