Migrantour: guide migranti per scoprire zone multietniche delle città

“Dopo tanti viaggi di ”outgoing”, sempre nell’ottica di un turismo impegnato e d’incontro con i locali, abbiamo pensato che si poteva lavorare anche con il mondo appena fuori casa”. Francesco Vietti, antropologo e socio della cooperativa “Viaggi solidali”, con sede a Torino, racconta  l’inizio dell’esperienza “Migrantour”. “Viaggi solidali” e’ un tour operator che si occupa […]

“Dopo tanti viaggi di ”outgoing”, sempre nell’ottica di un turismo impegnato e d’incontro con i locali, abbiamo pensato che si poteva lavorare anche con il mondo appena fuori casa”. Francesco Vietti, antropologo e socio della cooperativa “Viaggi solidali”, con sede a Torino, racconta  l’inizio dell’esperienza “Migrantour”.

“Viaggi solidali” e’ un tour operator che si occupa di turismo responsabile da 15 anni. I soci della cooperativa sono partiti dalla considerazione di come tanti clienti “fossero affascinati dalle lunghe distanze” ma “avessero piu’ difficolta” a cogliere ”la bellezza sotto casa””, e di come “le persone che vengono dall’estero, magari dagli stessi paesi in cui andiamo a fare turismo, ci sembrano improvvisamente meno affascinanti quando diventano nostri concittadini”. Ragionando su questo tema, l’agenzia di viaggi decide di invitare i suoi clenti “a scoprire il mondo dell”immigrazione”. Vietti, consultato da “Viaggi solidali” su come riuscirci, racconta di aver preso spunto dai metodi della sua disciplina, l’antropologia, in cui e’ fondamentale l’ascolto delle storie delle persone.

Cosi’ nasce la scelta di “non prendere delle guide professionali, ma di coinvolgere i migranti stessi come portavoce dell’esperienza del territorio torinese, attraverso un primo corso di formazione destinato a una ventina di migranti, nell’anno scolastico 2009-2010″. Grazie al corso, che e” stato replicato due volte negli ultimi anni, i migranti sono diventati “ottimi accompagnatori”. I quartieri interessati da Migrantour a Torino sono San Salvario e Porta Palazzo. Le passeggiate interculturali durano 2 ore e si muovono a piedi all”interno di questi quartieri, attraverso un racconto che mette in comunicazione migranti e cittadini. Nel corso della passeggiata sono previste delle tappe in attivita” commerciali e luoghi di culto e in cui si incontrano le persone”. L’obiettivo e” che le persone conoscano meglio il territorio e si sentano meno impauriti da quartieri raccontati come pericolosi, che li trovino invece piacevoli. “Da ”tour operator” l”avevamo pensato come occasione di ”incoming turistico” spiega Vietti, ma ad incuriosirsi sono soprattutto i residenti stessi. Altro ”cliente abituale” del tour sono le scuole: “lavoriamo principalmente con gli studenti di ogni ordine e grado. Con le ultime classi abbiamo superato le 10mila persone accompagnate, con 100-110 classi all’anno che partecipano alla visita”.

Da tre anni l’esperienza di “Migrantour” “non e’ piu” solo torinese: grazie al contributo delle Ong Oxfam Italia e Acra – spiega ancora Vietti- la Commissione Europea ha finanziato nuovi corsi, oltre che a Torino, anche a Roma, Milano, Genova e Firenze. E all’astero a Parigi, Valencia e Marsiglia”. Un salto di qualita’ che ha portato l’esperienza ad evolversi, adattandosi di volta in volta anche a grandi metropoli come Roma e Parigi, anche se in quest’ultima in questo periodo e’ “impossibile lavorare con le scuole” visto il clima che si respira dopo gli ultimi fatti di terrorismo. Ad oggi fanno parte della rete Mygrantour anche Bologna, Napoli e Lione. E la rete “e’ aperta anche ad altre citta” che vogliano aderirvi e attivare il progetto nel loro territorio”. (Dire)

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