Save the Children, migliaia di bambini bloccati alle frontiere in Grecia e nei Balcani

“In seguito alla chiusura delle frontiere agli afgani e alla maggior parte delle altre nazionalità, sono in aumento i minori soli bloccati in un limbo e abbandonati a loro stessi. A peggiorare le cose c’è il fatto che i migranti si trovano ora costretti a scegliere se spendere i pochi soldi che gli rimangono in […]

“In seguito alla chiusura delle frontiere agli afgani e alla maggior parte delle altre nazionalità, sono in aumento i minori soli bloccati in un limbo e abbandonati a loro stessi. A peggiorare le cose c’è il fatto che i migranti si trovano ora costretti a scegliere se spendere i pochi soldi che gli rimangono in cibo o se darli ai trafficanti per proseguire il viaggio,” ha commentato così Goran Bilic, coordinatore regionale di Save the Children nei Balcani, le nuove restrizioni transfrontaliere nei Balcani che hanno bloccato migliaia di bambini.

“In molti casi, questi bambini hanno dei famigliari che li aspettano in qualche altro Paese europeo, ma visti i tempi lunghi del processo formale di ricongiungimento famigliare dell’UE, scelgono di intraprendere la via irregolare affidandosi ai trafficanti presenti alle frontiere o nelle vicinanze dei campi. L’incapacità di identificare minori particolarmente vulnerabili al momento del loro ingresso in Grecia e durante i loro spostamenti tra Macedonia, Serbia, Croazia o altri Paesi di transito, unita all’assenza di strutture e servizi che garantiscano la loro sicurezza – compresi rifugi sicuri, assistenza e protezione – fanno sì che questi bambini siano esposti a un maggior rischio di abusi, sfruttamento e anche traffico di persone” prosegue Bilic.

“Ai governi europei sembra interessi di più proteggere i loro confini che le persone. I bambini e le loro famiglie arrivano cercando protezione internazionale e l’Europa per tutta risposta chiude loro la porta in faccia e si trincera dietro muri e recinzioni. Le politiche attuali sono una piena violazione della Convenzione sui Rifugiati e del diritto internazionale in materia di diritti umani, che gli stessi Paesi europei hanno promulgato e sostenuto storicamente. Le scene di confusione e caos che stiamo vedendo lungo la loro rotta sono un presagio di ciò che accadrà se i governi europei continueranno su questa linea, con politiche di deterrenza ed esclusione. Solo quando i governi europei metteranno fine alle politiche di ammissione selettiva alle frontiere, la crisi migratoria potrà essere mitigata. Le persone in fuga da violenze e persecuzioni hanno il diritto legale a un processo di asilo giusto e basato sui bisogni, non sulla nazionalità. I governi devono dare priorità urgente a fornire assistenza a coloro che non possono proseguire il viaggio. Questi sforzi devono essere coordinati attraverso tutta la rotta e coinvolgendo le agenzie di aiuto attive sul campo. L’UE deve sostenere la Grecia nei suoi sforzi per soddisfare i bisogni delle persone in transito e dei richiedenti asilo, e non farne un capro espiatorio di quello che si sta lentamente profilando come un disastro umanitario,” ha concluso Bilic.

Più di 7.000 persone, compresi almeno 2.500 bambini, sono attualmente bloccati nel campo di transito di Idomeni in Grecia, al confine con la Macedonia.

Famiglie con neonati di poche settimane sono bloccate da giorni al confine greco-macedone. Lunedì scorso, 11 bambini e 16 adulti di diverse nazionalità sono rimasti intrappolati tra le reti di confine greche e quelle macedoni nel cuore della notte, senza cibo, acqua o riparo per almeno 15 ore. Altri residenti del campo hanno rotto la rete nel tentativo di entrare in Macedonia.

Nel campo di Idomeni, che ha una capienza di 1.200 persone, migliaia di famiglie sono costrette a dormire su coperte stese nel fango nei terreni circostanti al campo e a bruciare plastica, indumenti e immondizia per tenersi al caldo durante la notte. I servizi igienici mobili sono sovraffollati e le agenzie di aiuto faticano a fornire abbastanza cibo e rifugi per tutti. La maggior parte delle organizzazioni e dei gruppi volontari sono attivi tutta la notte, mentre si susseguono i nuovi arrivi di persone esauste e in cerca di cibo, acqua e un posto per dormire.

Negli ultimi dieci giorni, la Serbia ha chiuso ufficialmente il confine con la Bulgaria e il Ministro del welfare ha dichiarato che la rotta dalla Macedonia è ora l’unica via d’accesso legale al Paese. L’Ungheria ha chiuso tre linee ferroviarie con la Croazia per evitare che i migranti venissero rimandati indietro. L’Austria ha rinforzato i suoi confini introducendo 12 nuovi checkpoint lungo i confini. Il 24 febbraio, la Germania ha istituito un volo speciale per deportare 125 afgani a Kabul, nel tentativo di dissuadere altre persone dal mettersi in viaggio.

Quasi 12.000 persone sono bloccate in Grecia, mentre gli sbarchi sulle isole continuano, per una media di 1.500-2.000 arrivi al giorno. Giovedì scorso, due giovani hanno tentato il suicidio nella piazza principale di Atene davanti a centinaia di altri migranti e rifugiati bloccati in Grecia; entrambi sono sopravvissuti. Nello stesso luogo, un gruppo di afgani stanno portando avanti uno sciopero della fame per protestare contro le politiche discriminatorie di esclusione alle frontiere.

Il governo greco stima che 70.000 persone potrebbero rimanere bloccate in Grecia a seguito delle restrizioni transfrontaliere in tutti i Paesi di transito e di destinazione. La Grecia sta valutando se utilizzare l’esercito per risolvere la situazione.

Aumentano le persone che tentano di raggiungere il confine macedone e i bambini e le famiglie bloccati in Grecia si trovano in condizioni molto precarie, sia al porto di Atene chee nelle già sovraffollate strutture di accoglienza della città. A volte sono bloccati per giorni e giorni sulla strada verso il confine, senza cibo, riparo o accesso ai servizi sanitari di base. I trafficanti approfittano della mancanza di informazioni, della frustrazione e della confusione offrendo percorsi alternativi rischiosi ma rapidi.

Il sistema di asilo in Grecia è debole e i programmi di integrazione sono fortemente limitati a causa dell’indebolimento del sistema di welfare dovuto alla crisi economica.

La scorsa settimana, i team di Save the Children in Serbia hanno incontrato minori non accompagnati provenienti dal nord Africa che cercavano ancora di entrare in Croazia dopo numerosi tentativi falliti.

Al confine croato, la settimana scorsa un gruppo di afgani è stato visto saltare da un autobus in movimento dopo che erano stati informati che sarebbero stati riportati in Macedonia.

Per sostenere gli interventi di Save the Children: www.savethechildren.it/bambiniinfuga

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