Bertolaso: “Post terremoto?molte promesse ma pochi fatti, Paese fermo a causa del Referendum”

Guido Bertolaso è intervenuto questa mattina ai microfoni di Radio Cusano Campus, l’emittente dell’Università degli Studi Niccolò Cusano, nel corso del format ECG, con Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio. Sulla gestione del post terremoto che ha sconvolto il centro Italia, Guido Bertolaso è categorico: “C’è una grande incertezza e una grande indeterminatezza. Nessuno prende decisioni chiare e […]

Guido Bertolaso è intervenuto questa mattina ai microfoni di Radio Cusano Campus, l’emittente dell’Università degli Studi Niccolò Cusano, nel corso del format ECG, con Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio.

Sulla gestione del post terremoto che ha sconvolto il centro Italia, Guido Bertolaso è categorico: “C’è una grande incertezza e una grande indeterminatezza. Nessuno prende decisioni chiare e precise con modalità d’intervento chiare. Questo servirebbe a chi oggi si ritrova senza casa, senza futuro, senza la garanzia di poter tornare là dove aveva vissuto per tutta la vita. Ci sono molti impegni, molte promesse, ma nei fatti poco si sta realizzando. Non do la colpa a nessuno, questa è la situazione del Paese, questa è l’organizzazione della post emergenza che si è voluta dare all’Italia in questi anni”.

Secondo Bertolaso ci si sta occupando troppo di referendum: “Il Paese è fermo, tutti aspettano di vedere che cosa succede in questo referendum, come se fosse la firma di un trattato di guerra o di pace. Dovrebbe essere un avvenimento politico sicuramente importante, ma non dovrebbe condizionare tutte le altre attività e invece qualcuno vuole sfruttare questo referendum per colpire o favorire quelle che sono le diverse iniziative in campo, anche sfruttando il dramma dei nostri compatrioti terremotati. C’è il rischio che il tutto si strumentalizzi, da una parte o dall’altra. Sulla pelle di questa povera gente oggi si cerca di speculare, di costruire o distruggere futuri a livello politico”.

Sull’eventuale ricostruzione: “Ricostruire tutto sarà molto difficile. Gli italiani e i terremotati hanno bisogno di fatti concreti, piuttosto che dire ricostruiremo tutto bisognerebbe sedersi insieme ai sindaci e ai rappresentati delle comunità colpite con una bella tabella, un cronoprogramma e stabilire tutti gli interventi che si intendono fare. E poi bisogna costruire scuole vere, non delle stamberghe patetiche a solo uso e consumo di qualche ministro che ha bisogno di farsi vedere in giro.Dire che si ricostruisce tutto quando abbiamo davanti questa dolorosissima immagine di macerie è certamente bello ma oggi non siamo affatto sicuri che questo possa accadere”. 

Sulla decisione della Raggi di chiudere le scuole due giorni: “La prudenza non è mai troppa, ma il tutto deve essere contestualizzato in una attività di governo della città che purtroppo non vediamo.  A Virginia Raggi come voto darei 2 politico in questo momento. Le avrei dato 0, ma con la decisione post terremoto di chiudere le scuole per due giorni ha dato almeno un segno di vita. Questa città deve rispondere ai romani ed occuparsi a tempo pieno dei loro problemi. I romani hanno dato la bicicletta a Virginia Raggi, adesso pedali. Bisogna che lei e chi lavora con lei si svegli, perché a Roma le cose in questi cinque mesi non sono affatto migliorate, anzi, forse la situazione sta anche peggiorando”. 

 

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