Coronavirus. Afghanistan, i talebani chiedono operatori sanitari

I talebani hanno annunciato l’apertura di corridoi nei territori sotto il loro controllo garantendo accesso al personale delle organizzazioni internazionali impegnate contro la diffusione del Covid-19 in Afghanistan, dove a oggi sono stati registrati 22 casi confermati. A renderlo noto il gruppo guerrigliero, che ha chiesto inoltre l’invio urgente di materiale medico e di medicinali […]

I talebani hanno annunciato l’apertura di corridoi nei territori sotto il loro controllo garantendo accesso al personale delle organizzazioni internazionali impegnate contro la diffusione del Covid-19 in Afghanistan, dove a oggi sono stati registrati 22 casi confermati.
A renderlo noto il gruppo guerrigliero, che ha chiesto inoltre l’invio urgente di materiale medico e di medicinali nei suoi territori.
In una nota, riferisce l’emittente Al Jazeera, i talebani richiamano “i fratelli imprenditori” ad adempiere alle loro responsabilita’ come musulmani e come essere umani, e quindi a “sostenere la loro gente in questi tempi di crisi”.
I talebani si dicono quindi disposti a collaborare con organizzazioni internazionali, dopo aver temporaneamente bandito dai loro territori la Croce rossa internazionale e l’Organizzazione mondiale della sanita’ (Oms) l’anno scorso, accusandole di condurre operazioni sospette. Anche la comunita’ internazionale si sta muovendo per far fronte alla diffusione del virus nel Paese asiatico, indebolito da decenni di conflitto. L’inviato per l’Unione Europea a Kabul, Roland Kobia, ha invitato i talebani e il governo di Ashraf Ghani a collaborare, mettendo in atto da subito alcune misure principali tra le quali “il cessate il fuoco totale e lo stop alla tassazione degli aiuti umanitari”.
Si e’ fatto sentire anche il rappresentante speciale per gli Stati Uniti in Afghanistan, Zalmay Khalilzad, che tramite il suo profilo Twitter ha reso noto che ne’ i talebani ne’ il governo hanno ancora proceduto a rilasciare prigionieri, come stabilito nell’accordo che prevede il ritiro delle truppe americane dal Paese entro 14 mesi, firmato a fine febbraio tra Washington e l’organizzazione islamista. Secondo Khalilzad, la crisi determinata dalla diffusione del Covid-19 rende la liberazione dei detenuti “urgente”.