Coronavirus. Cosa accadrà al mercato immobiliare al termine della crisi? L’analisi

L’Italia è ancora in piena emergenza sanitaria da coronavirus, un fenomeno che ha inevitabilmente rallentato, se non addirittura fermato, l’intero sistema economico. Sono in molti ad interrogarsi su quale sarà il futuro dei vari settori, una volta cessato l’allarme epidemia, sulle tempistiche e le modalità della ripresa. Anche il mercato immobiliare ne soffrirà, ne uscirà […]

L’Italia è ancora in piena emergenza sanitaria da coronavirus, un fenomeno che ha inevitabilmente rallentato, se non addirittura fermato, l’intero sistema economico. Sono in molti ad interrogarsi su quale sarà il futuro dei vari settori, una volta cessato l’allarme epidemia, sulle tempistiche e le modalità della ripresa. Anche il mercato immobiliare ne soffrirà, ne uscirà profondamente mutato, ma, secondo SoloAffitti, i suoi segmenti interni reagiranno in modo diverso.

Quello che risulterà maggiormente danneggiato dall’incertezza economica che caratterizzerà il periodo dopo il termine della quarantena sarà il settore della compravendita, come era facile presumere. Quello che stiamo vivendo oggi è qualcosa che non si era mai verificato prima nella storia recente del nostro paese e che lascerà un segno profondo nella sfera emotiva e psicologica.

Nel breve periodo, è molto probabile che nessuno vorrà assumersi l’impegno di un mutuo a 15, 20 o 30 anni, dopo aver visto amici, parenti e conoscenti in cassa integrazione o con le entrate azzerate dal virus. Sono in molti a scommettere sul forte calo di richieste nei prossimi anni per l’acquisto di casa (le banche stesse, nonostante tassi di interessi più bassi potranno concedere mutui a persone con sempre meno garanzie?). D’altronde in Italia, ancora una volta, i prezzi non crolleranno, non aiutando l’incontro tra richiesta e offerta. Si può prevedere un ulteriore ribasso dei prezzi, ma che si traduce in tempi di trattativa ancora più lunghi.

Diversa, se non addirittura opposta, è la sorte degli gli affitti residenziali. Il “dopo-covid” sarà un periodo di cambiamenti per molte persone. In molti probabilmente avranno bisogno di una nuova casa, per un mutarsi di importanti aspetti della loro vita (trasferimenti di lavoro, figli in arrivo, desiderio di formare una famiglia…) o perché l’attuale abitazione è diventata troppo costosa.

In queste circostanze, i cittadini si rivolgeranno al mercato degli affitti, cercando online una soluzione rispondente alle nuove esigenze. La richiesta di case in affitto, pertanto, potrebbe crescere in modo significativo, volgendo lo scenario in favore dei proprietari di immobili.
Rendere i propri appartamenti disponibili in affitto, invece di metterli in vendita, potrebbe essere la soluzione migliore, massimizzando i profitti ed evitando di essere costretti a svendere l’immobile.

È importante, però, che il proprietario sia in grado di offrire un appartamento con tutte le carte in regola e i giusti comfort.

Se, in caso di vendita, possiamo demandare la riparazione della caldaia, o la sistemazione dell’impianto elettrico o la tinteggiatura, in caso di affitto dovrà essere tutto pronto prima dell’ingresso degli inquilini.

A tal proposito, SoloAffitti suggerisce di farsi affiancare da un professionista, che verifichi che la casa pronta per essere proposta sul mercato, affiancandolo anche nella ricerca dei potenziali inquilini. In questo senso SoloAffitti offre un servizio completo, che non si ferma all’organizzazione delle visite all’appartamento o alla firma del contratto, ma, con AffittoSicuro, si occupa anche della gestione dell’inquilino moroso e la risoluzione del problema: garanzie per il pagamento del canone in caso di morosità e assitenza di un avvocato specializzato per tutta la causa legale necessaria a liberare l’immobile.

Cosa succederà agli affitti brevi? Questa modalità di locazione vede da sempre come clienti privilegiati i turisti e, sebbene il turismo, purtroppo, impiegherà diversi mesi per ripartire, saranno proprio loro a garantire la sopravvivenza e lo sviluppo di questo settore. Sono in molti a stimare che, da febbraio ad oggi, siano state cancellate tra l’80% e il 100% delle prenotazioni negli alberghi, non solo per questi mesi, ma anche nel medio termine. Una situazione che si rivelerà insostenibile per molti alberghi, che devono ugualmente sostenere spese fisse importanti, e una buona percentuale, purtroppo, finirà per chiudere. Quando, finalmente la domanda turistica ritornerà alla normalità, i futuri turisti non potranno più contare su molti degli alberghi che non saranno più disponibili, rivolgendosi, quindi, verso affittacamere e case vacanze.