Sanità. Tumore seno: dieta mima-digiuno migliora risposta a chemio adiuvante

Sono circa 370 mila le persone che ogni anno in Italia ricevono una diagnosi di cancro (dati Airtum 2019) e per ciascuno di apre un mondo di dubbi, speranze e ricerca delle opzioni terapeutiche migliori. Disse Ippocrate “fa che il cibo sia la tua medicina” e coerentemente, la nutrizione e’ uno degli elementi a cui […]

Sono circa 370 mila le persone che ogni anno in Italia ricevono una diagnosi di cancro (dati Airtum 2019) e per ciascuno di apre un mondo di dubbi, speranze e ricerca delle opzioni terapeutiche migliori. Disse Ippocrate “fa che il cibo sia la tua medicina” e coerentemente, la nutrizione e’ uno degli elementi a cui si guarda con maggiore interesse dopo una diagnosi di tumore. È ormai indubbio infatti che i nutrienti abbiano un ruolo di modulatori nei processi patologici, di guarigione, di risposta alle terapie e con effetti importanti sulla prognosi. “Si parla spesso di digiuno e cancro, come strumento per ‘affamare’ le cellule tumorali e migliorare l’efficacia delle terapie. L’argomento e’ particolarmente delicato e deve essere trattato da specialisti e con la massima attenzione e competenza: sappiamo infatti che il 65% dei pazienti presenta una condizione di malnutrizione- seppur variabile in gravita’ a seconda del tipo di tumore- gia’ alla prima visita oncologica”, spiega il Professor Maurizio Muscaritoli, Presidente SINuC, cosi’ come chiaramente evidenziato dallo studio italiano PreMiO (Prevalenza della Malnutrizione in Oncologia). La dieta mima-digiuno (FMD, acronimo di Fasting Mimicking Diet) e’ un piano alimentare a base di vegetali, e bassi livelli di calorie e proteine. Un recentissimo studio randomizzato olandese appena apparso su Nature Communications, ne ha valutato l’efficacia su un gruppo di 131 donne con carcinoma mammario HER-2 negativo allo stadio 2/3. “Periodi di digiuno di almeno 48 ore sono necessari per indurre significativi cambiamenti nel metabolismo, tra i piu’ importanti la diminuzione di insulina, insulin growth factor-1 (IGF-1) e glucosio. Effetti metabolici simili possono manifestarsi dopo regimi brevi a bassissimo contenuto calorico e basso apporto proteico”, spiega Muscaritoli. Cosi’ in un comunicato la SINuC. Ma qual e’ il meccanismo? “Quando l’organismo viene sottoposto a digiuno le cellule sane entrano in uno stato di riparazione mentre quelle tumorali soffrirebbero la mancanza di nutrienti e fattori di crescita necessari alla loro proliferazione rapida e incontrollata”, chiarisce il Presidente SINuC. Questo meccanismo viene definito “resistenza differenziale allo stress” o DSR. Nello studio multicentrico DIRECT le 131 pazienti con carcinoma in fase iniziale sono state assegnate a due gruppi: uno che avrebbe seguito il proprio regime alimentare 3 giorni prima e durante i 6 cicli di chemioterapia adiuvante (quella eseguita dopo l’intervento allo scopo di ridurre il rischio di recidiva della malattia) e il secondo che avrebbe seguito il regime mima-digiuno prima e durante la chemio per un totale di 4 giorni. Alle pazienti del secondo gruppo e’ stata assegnata una dieta di circa 1200 kcal il primo giorno, ridotti poi a 200 kcal nei tre giorni successivi, derivate per l’80% da carboidrati complessi. 53 pazienti su 65 (81,5%) hanno completato il primo ciclo di FMD, il 50% ne ha completati due, il 33,8% e’ arrivato a 3 cicli e il 20% ha completato 6 cicli. Nel gruppo che aveva rispettato la restrizione, la malattia definita ‘stabile’ o ‘progressiva’ era marcatamente inferiore nel gruppo mima-digiuno rispetto a quello del controllo: l’11,3% contro 26,9%. E le pazienti che hanno seguito restrizioni per piu’ cicli hanno mostrato una perdita di cellule tumorali tra il 90 e il 100% tre volte maggiore (secondo la classificazione di Miller e Payne). Nonostante non ci sia stata differenza nella tossicita’, il gruppo che seguiva la FMD non aveva bisogno di assumere farmaci per controllare nausea e vomito. “I risultati di questa ricerca, per quanto estrememante preliminari, sono certamente interessanti e incoraggiano nuove ricerche.Purche’ i risultati non siano usati al di fuori del contesto clinico e specialistico con tentativi e regimi improvvisati quanto pericolosi per la salute. In pratica, la restrizione calorica sembrerebbe proteggere le cellule sane da fattori di rischio e stress come la chemioterapia, mentre le cellule malate invece non sono in grado di proteggersi e adattarsi alla scarsita’ energetica e per questo subiscono quello che viene chiamato ‘sensibilizzazione allo stress’ (DSS)”, conclude Muscaritoli.