Burundi: rientrano i primi 500 profughi dal Ruanda

Circa 500 rifugiati del Burundi, scappati nel vicino Ruanda nel 2015 per scampare alle violenze scoppiate dopo contestate elezioni, hanno fatto oggi rientro a casa dopo cinque anni. I rifugiati hanno lasciato il campo di Mahama, che ospita piu’ di 60.000 persone, dopo essere risultati negativi al test diagnostico per il Covid-19. Secondo Elise Villechalane, […]

Circa 500 rifugiati del Burundi, scappati nel vicino Ruanda nel 2015 per scampare alle violenze scoppiate dopo contestate elezioni, hanno fatto oggi rientro a casa dopo cinque anni. I rifugiati hanno lasciato il campo di Mahama, che ospita piu’ di 60.000 persone, dopo essere risultati negativi al test diagnostico per il Covid-19. Secondo Elise Villechalane, una portavoce dell’agenzia dei rifugiati delle Nazioni Unite, (Unhcr), sono oltre 1.800 le persone che hanno fatto domanda per poter tornare nel loro Paese natale. “E’ un momento storico – ha detto alla stampa locale il minsistro degli Interni burundese, Gervais Ndirakobuca – siamo contenti che i nostri cittadini stiano facendo ritorno, dopo tutti questi anni, a un Burundi in pace e con un nuovo e luminoso futuro davanti”. Il ministro ha aggiunto che il governo fara’ “del suo meglio” per permettere a queste persone di fare una buona vita in patria. Nel 2015 l’allora presidente Pierre Nkurunziza, deceduto lo scorso giugno per un attacco cardiaco, si aggiudico’ un terzo mandato dopo elezioni boicottate della opposizioni, che lo accusavano di violare la costituzione. Ne seguirono proteste e un tentativo di colpo di Stato, al quale il governo reagi’ con arresti e violenze. Decine di migliaia di persone decisero di lasciare il Paese. Stando ai dati dell’Onu, circa 430.000 persone scappate dal Burundi vivono oggi in Ruanda. Il rientro dei rifugiati, secondo diversi analisti concordanti, e’ da interpretare con un primo segnale dei miglioramenti nelle relazioni tra i due Paesi. Mercoledi’ i capi delle due forze armate si erano incontrati per appianare le divergenze rispetto alle operazioni di rimpatrio, dopo che il presidente burundese Evariste Ndayishimiye aveva accusato il vicino di “tenere in ostaggio” i rifugiati.