La coltivazione dello Zafferano dell’Aquila DOP affronta sfide crescenti tra costi elevati, cambiamenti climatici e scarso ricambio generazionale. Per contrastare questa tendenza, l’Università degli Studi dell’Aquila ha intensificato negli ultimi anni le attività di ricerca e supporto alla filiera, intervenendo su più fronti: dall’educazione sostenibile alla meccanizzazione dei processi produttivi.
Il 19 settembre, nella sala Ipogea di Palazzo dell’Emiciclo, si è svolta una giornata di celebrazioni per il riconoscimento della denominazione di origine protetta dell’“Oro rosso”. Organizzata dal GAL Gran Sasso Velino in collaborazione con la Regione Abruzzo, la Camera di Commercio del Gran Sasso d’Italia e la Fondazione Cassa di Risparmio dell’Aquila, l’iniziativa ha incluso anche interventi in videocollegamento del ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, e dello chef Niko Romito.
“La nostra missione è quella di guardare al futuro e come Università continueremo a supportare il territorio per invertire la rotta e contribuire allo sviluppo di questo prodotto unico al mondo”, ha dichiarato la professoressa Federica Cucchiella, referente dei gruppi di lavoro sul cibo e sull’educazione sostenibile. Cucchiella, docente di Economia e Organizzazione aziendale, ha spiegato che l’ateneo opera “su più fronti, dall’educazione alla meccanica” per valorizzare le potenzialità dello zafferano aquilano.
Tra il 5 e il 19 settembre si sono svolti altri incontri a Navelli, San Pio delle Camere, Barisciano e L’Aquila, nell’ambito della Strategia di sviluppo rurale 2014-2022 (sottomisura 19.3). Obiettivo principale: ridurre gli elevati costi di produzione che, per il contributo intensivo di lavoro manuale, rendono la coltivazione poco remunerativa e spesso limitata a un’attività hobbistica condotta da famiglie locali.
A livello mondiale, l’Iran guida la classifica con 250 tonnellate annue, seguito dall’India con 25 tonnellate. L’Italia produce circa 500 chili complessivi, concentrati in Toscana, Abruzzo (entrambe DOP da vent’anni) e Sardegna (DOP dal 2009). In Abruzzo la produzione oscilla tra i 30 e i 40 chili l’anno, distribuiti in 13 comuni dell’Aquilano, tra cui Barisciano, Navelli, L’Aquila e San Pio delle Camere.
Per ottenere un solo grammo di zafferano servono circa 200 fiori, un dato che spiega l’alto valore della spezia ma anche la sua fragilità economica. “Oggi, grazie ai nostri studi, abbiamo capito che non deve essere considerato e trattato solo per quei tre pistilli in ambito alimentare e lo recuperiamo per diversi fini, in ambiti strategici come quello sanitario o estetico, grazie ai notevoli benefici”, ha aggiunto Cucchiella, sottolineando le nuove applicazioni individuate dall’ateneo.