Trump: Usa pronti all’intervento se Teheran reprime manifestanti con esiti mortali

Negli ultimi giorni l’Iran è stato scosso da vaste proteste contro il peggioramento delle condizioni economiche e l’aumento dei prezzi, innescato dalla recente svalutazione della valuta. A innescare la mobilitazione sono stati in particolare piccoli commercianti, colpiti da un brusco rincaro dei beni di prima necessità. Secondo Associated Press, almeno sette manifestanti sono rimasti uccisi […]

Negli ultimi giorni l’Iran è stato scosso da vaste proteste contro il peggioramento delle condizioni economiche e l’aumento dei prezzi, innescato dalla recente svalutazione della valuta. A innescare la mobilitazione sono stati in particolare piccoli commercianti, colpiti da un brusco rincaro dei beni di prima necessità. Secondo Associated Press, almeno sette manifestanti sono rimasti uccisi il 1° gennaio in diverse province, dove le forze dell’ordine hanno fatto ricorso alla violenza per disperdere le piazze.

In un post sul social Truth, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha avvertito Teheran che Washington interverrà qualora i militari iraniani «sparassero e uccidessero i manifestanti pacifici, come è sua abitudine». «Se l’Iran sparerà e ucciderà i manifestanti pacifici, come è sua abitudine, gli Stati Uniti d’America andranno in loro soccorso», ha scritto Trump. «Siamo pronti a intervenire e pronti a partire».

La replica di Teheran è arrivata per voce di Ali Larijani, segretario del Supremo consiglio di sicurezza nazionale, che ha accusato Stati Uniti e Israele di orchestrare le proteste. Sul suo profilo social X, Larijani ha ammonito: «Trump dovrebbe sapere che a un intervento americano in una questione interna corrisponderà il caos nell’intera regione e la distruzione negli interessi statunitensi». E ha aggiunto: «Gli americani dovrebbero sapere che è stato Trump a iniziare con la spavalderia. Dovrebbe preoccuparsi della salute dei suoi soldati».

Nel suo intervento Larijani ha fatto inoltre riferimento all’attacco iraniano dello scorso giugno contro la base americana di Al Udeid in Qatar, «bersagliata da 13 missili di ritorsione dopo i bombardamenti a stelle e strisce contro i centri nucleari iraniani».