Dopo l’operazione militare statunitense che ha portato all’arresto di Nicolás Maduro e di sua moglie, la comunità italiana in Venezuela è stata posta in stato di massima allerta. Secondo l’Ambasciata d’Italia a Caracas, sono circa 160.000 i cittadini italiani registrati presso i consolati di Caracas e Maracaibo, mentre i venezuelani di origine italiana supererebbero 1,5 milioni.
L’ambasciatore Giovanni Umberto De Vito ha rivolto un appello ai connazionali: “Non uscite di casa ed evitate gli spostamenti”. Il monito evidenzia l’instabilità del Paese e la necessità di salvaguardare la sicurezza degli italiani residenti. In realtà, spiega lo stesso ambasciatore, da mesi la Farnesina segue con attenzione l’evolversi delle tensioni con gli Stati Uniti: “C’era un crescendo nella tensione con gli Stati Uniti e dei segnali che si sarebbe potuta verificare un’azione mirata contro installazioni militari e governative. Per questo eravamo pronti”. Contingency plan sono stati predisposti nelle settimane precedenti all’intervento.
Le radici della vasta presenza italiana in Venezuela risalgono al secondo dopoguerra, quando il boom petrolifero attirò ondate migratorie. Tra il 1949 e il 1960 oltre 220.000 italiani, provenienti principalmente da Campania, Sicilia, Abruzzo e Puglia, raggiunsero il Paese sudamericano. A oggi soltanto Argentina e Brasile contano comunità di origine italiana più numerose in America Latina.