L’escalation tra USA e Venezuela: cronologia dei momenti chiave

Dall’inizio del mandato di Donald Trump, nel gennaio 2025, i rapporti tra Stati Uniti e Venezuela hanno subito un’accelerazione verso la crisi. La nuova amministrazione ha ripreso la cosiddetta strategia della “massima pressione”, a cominciare dalla revoca delle licenze petrolifere con cui Washington ha cercato di isolare sul piano economico il governo di Nicolás Maduro. […]

Dall’inizio del mandato di Donald Trump, nel gennaio 2025, i rapporti tra Stati Uniti e Venezuela hanno subito un’accelerazione verso la crisi. La nuova amministrazione ha ripreso la cosiddetta strategia della “massima pressione”, a cominciare dalla revoca delle licenze petrolifere con cui Washington ha cercato di isolare sul piano economico il governo di Nicolás Maduro.

Nel corso del 2025 l’attenzione si è spostata sul versante militare. Gli Stati Uniti hanno schierato nei Caraibi un’ampia task force navale, comprensiva della portaerei Gerald Ford, accompagnata da oltre 15.000 soldati. Nell’autunno dello stesso anno, tra settembre e novembre, la Marina statunitense ha ingaggiato i primi scontri cinetici contro presunte imbarcazioni venezuelane sospette, provocando la dichiarazione dello stato d’emergenza nazionale a Caracas.

La tensione è ulteriormente cresciuta a dicembre 2025, quando Trump ha lanciato un ultimatum telefonico a Maduro, seguito dalla chiusura unilaterale dello spazio aereo venezuelano e dal dispiegamento tattico di forze speciali in basi prossime al territorio nazionale.

Dietro le motivazioni ufficiali legate al contrasto al narcotraffico, alcuni osservatori vedono obiettivi strategici più ampi: limitare l’influenza di Cina e Russia in un’area di interesse comune; riportare parte del commercio petrolifero sotto l’egida del dollaro, in competizione con lo yuan; e preparare il terreno a un possibile cambiamento di regime in Venezuela.