L’operazione militare americana “Absolute Resolve”, che ha condotto alla cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro e di sua moglie Cilia Flores, si inserisce in una serie di interventi statunitensi oltre confine destinati a prelevare capi di Stato ritenuti nemici di Washington. Dalla guerra filippino-americana a oggi, sono quattro i casi precedenti.
Il più antico risale al 1901, quando Emilio Aguinaldo, leader della resistenza filippina contro l’annessione imposta dagli Stati Uniti dopo il trattato di Parigi del 1898, fu catturato durante le operazioni militari in corso.
Il 3 gennaio 1990 toccò a Manuel Noriega, presidente di Panama accusato di coinvolgimento nel narcotraffico. L’intervento, orchestrato sotto la presidenza di George H.W. Bush con l’operazione “Just Cause”, terminò con l’estradizione negli Stati Uniti, il processo e una condanna a più di quarant’anni di reclusione.
Il 13 dicembre 2003, in piena amministrazione di George W. Bush, l’ex dittatore iracheno Saddam Hussein venne individuato e catturato grazie all’operazione “Red Dawn”, dopo un lungo inseguimento durato otto mesi. Sottoposto a un rapido processo, fu condannato a morte.
Il caso più recente e meno trasparente precede di pochi anni quello venezuelano: nel 2004 l’ex presidente haitiano Jean-Bertrand Aristide fu allontanato dall’isola da 20 marines “in circostanze sospette”, trasferito in successione nella Repubblica Centrafricana e in Sudafrica prima di fare ritorno ad Haiti.
Ciascuno di questi interventi testimonia l’uso, da parte degli Stati Uniti, di azioni militari extraterritoriali per arrestare o rimuovere leader stranieri giudicati ostacoli alla politica di Washington.