Il valore di mercato del petrolio venezuelano

Il Venezuela detiene alcune delle più vaste riserve petrolifere al mondo, stimate in oltre 300 miliardi di barili, pari al 17-18% del totale globale. Questa ricchezza energetica è al centro delle crescenti tensioni con gli Stati Uniti, culminate negli annunci dell’amministrazione Trump di volersi assicurare il controllo delle risorse sudamericane. Gran parte del greggio venezuelano […]

Il Venezuela detiene alcune delle più vaste riserve petrolifere al mondo, stimate in oltre 300 miliardi di barili, pari al 17-18% del totale globale. Questa ricchezza energetica è al centro delle crescenti tensioni con gli Stati Uniti, culminate negli annunci dell’amministrazione Trump di volersi assicurare il controllo delle risorse sudamericane.

Gran parte del greggio venezuelano si trova nella Cintura dell’Orinoco, un’area di circa 600 km da est a ovest e 70 km da nord a sud lungo il fiume Orinoco, nello Stato di Guárico. Qui si concentrano le riserve di petrolio extra-pesante, il cui sfruttamento richiede costi di estrazione e raffinazione superiori alla media. Nonostante il potenziale, la produzione è crollata dagli oltre 3,5 milioni di barili giornalieri degli anni ’70 a circa un milione, a causa delle sanzioni internazionali, della carenza di investimenti e della gestione inefficiente della compagnia statale PDVSA.

Nel corso della sua presidenza, Donald Trump ha più volte accusato il Venezuela di aver “rubato” risorse energetiche statunitensi, dichiarando che “l’America lo riavrà indietro”. In risposta alle preoccupazioni di Caracas, l’allora presidente Nicolás Maduro aveva affermato che “Trump vuole invadere il Paese per prendere il nostro petrolio”.

Dopo l’operazione mediatica lanciata dagli Stati Uniti, il tycoon ha indicato l’intenzione di coinvolgere le grandi compagnie petrolifere americane nel rilancio del settore venezuelano. Al momento, però, nessuna major ha siglato accordi ufficiali. Per riattivare pienamente la produzione, Washington dovrebbe sostenere ingenti investimenti e un piano di ammodernamento delle infrastrutture.

Se tali interventi dovessero concretizzarsi nel medio-lungo termine, è probabile un ritorno a livelli produttivi elevati, con un conseguente incremento dell’offerta petrolifera globale e una possibile pressione al ribasso sui prezzi del barile.