Dopo il blitz in Venezuela e l’arresto di Nicolás Maduro, il presidente statunitense Donald Trump ha nuovamente sollevato l’ipotesi di acquisire la Groenlandia, un tema già emerso nel 2019. Già a fine dicembre Trump aveva nominato il governatore della Louisiana inviato speciale sull’isola, segno della crescente attenzione della Casa Bianca verso questo territorio.
Gli Stati Uniti guardano alla Groenlandia per ragioni sia economiche sia strategico-militari. La posizione geografica all’estremità settentrionale dell’America consente infatti il controllo delle rotte artiche e offre potenziali vantaggi nella gestione delle risorse naturali.
Le ambizioni statunitensi non sono una novità: risalgono ai primi decenni del XIX secolo, dopo l’acquisto dell’Alaska dalla Russia nel 1867. In quell’occasione il segretario di Stato William H. Seward valutò l’idea di un’operazione analoga per la Groenlandia e l’Islanda, rimasta tuttavia allo stadio di proposta non formalizzata.
All’inizio del XX secolo, nel 1910, si tornò a discutere un possibile accordo trilaterale non ufficiale: gli Usa avrebbero ottenuto la Groenlandia dalla Danimarca, in cambio di territori filippini. Il progetto sfumò di fronte al timore danese di una reazione negativa della comunità internazionale, ma da allora la dottrina Monroe fece della Groenlandia un “anello” europeo nell’emisfero occidentale.
Durante la Seconda guerra mondiale, con la Danimarca occupata dalla Germania, gli Stati Uniti sbarcarono in Groenlandia costruendo basi militari e aeroporti. Nel 1946 presentarono ufficialmente un’offerta di 100 milioni di dollari in oro per l’acquisto dell’isola, respinta da Copenaghen, pur mantenendo presidi statunitensi permanenti. Negli anni Sessanta e Ottanta il Pentagono ipotizzò la realizzazione di installazioni nucleari sotto il ghiaccio e lo stoccaggio di materiale radioattivo.
Nel 2019, durante la prima amministrazione Trump, il presidente propose di nuovo l’acquisto della Groenlandia. La premier danese Mette Frederiksen replicò definendo “assurda” la richiesta, sottolineando che l’isola non è in vendita e che “la Groenlandia appartiene a sé stessa, non alla Danimarca”. In risposta, Trump annullò un viaggio ufficiale programmato a Copenaghen.
Un sondaggio di gennaio 2025 rileva che l’84% dei groenlandesi auspica l’indipendenza dalla Danimarca (con il 45% favorevole a condizione che non peggiorino le proprie condizioni di vita), mentre solo il 6% sarebbe disponibile a un’eventuale annessione agli Stati Uniti e il 9% si dichiara contrario a qualsiasi variazione dello status attuale.