A Dakar i fratelli Totani hanno vissuto ieri una giornata impegnativa.

La quinta tappa della Dakar 2026 ha confermato ancora una volta quanto possano essere insidiosi rocce e pietre affilate. Sul percorso di 371 km è tornata protagonista la fragilità delle gomme: molti concorrenti, compresi alcuni dei più accreditati, hanno subito forature multiple o esaurito le ruote di scorta, restando bloccati in speciale. A risentirne è […]

La quinta tappa della Dakar 2026 ha confermato ancora una volta quanto possano essere insidiosi rocce e pietre affilate. Sul percorso di 371 km è tornata protagonista la fragilità delle gomme: molti concorrenti, compresi alcuni dei più accreditati, hanno subito forature multiple o esaurito le ruote di scorta, restando bloccati in speciale. A risentirne è stata la classifica, che ha subito scossoni inediti. Per la prima volta da inizio rally un pilota ha bissato il successo: l’americano Mitch Guthrie ha chiuso la prova in 3h 54’ 46” alla media di circa 95 km/h.

Tra i protagonisti in chiave eroica figurano i fratelli aquilani Silvio e Tito Totani. Partiti con buone ambizioni, hanno visto il loro ammortizzatore tranciarsi di netto al 140° chilometro su un tratto pianeggiante e privo di rocce. Tito, navigatore del duo, racconta:
“Eravamo al 140esimo chilometro su un pianoro veloce, senza pietre o rocce – racconta uno stanchissimo Tito, il navigatore – quando l’ammortizzatore si è tranciato di netto. Ci siamo fermati subito e ci siamo resi conto che non potevamo fare nulla per sistemarlo. L’unica alternativa era aspettare il camion assistenza con il pezzo di ricambio ma abbiamo immediatamente realizzato vista la difficoltà della speciale che ci sarebbero volute almeno cinque o sei ore”.

Abituati a lavorare da sempre sulle proprie vetture, i due fratelli hanno quindi montato una barra fissa tra le sospensioni, dedicandosi per un’ora a stringere i supporti di fortuna. Tito prosegue:
“È stata una vera odissea – prosegue estenuato Tito – quella barra si usa per spostare il veicolo in stato di emergenza, non certo per fare 230 chilometri di prova speciale”.

A velocità ridotta, mai superiore ai 50 km/h, hanno impiegato quattro ore per coprire il tratto rimanente e hanno raggiunto il bivacco di Hail intorno alle 18. “Se avessimo aspettato il camion assistenza saremmo ancora lì. È un peccato perché ieri eravamo andati davvero benissimo e invece, con questa bruttissima speciale ci hanno superato di nuovo tutti e partiremo di nuovo dietro a tutti gli altri concorrenti”.

Sul versante delle moto, la quinta tappa ha registrato sette ritiri: tra questi anche l’italiano Paolo Lucci, quarto nella classe Rally2 fino a ieri mattina, rimasto fermo in speciale per una gomma sgonfia. Secondo le previsioni, Lucci dovrebbe riprendere la gara oggi, probabilmente fuori classifica.

La sesta tappa si annuncia come la più lunga dell’intero rally: 920 km totali, di cui 331 km di prova speciale verso Riyadh. Per la prima volta in questa Dakar compariranno le dune, vere protagoniste del deserto saudita, mentre il 70% del percorso sarà di trasferimento. Per qualche ora, gli equipaggi potranno quindi voltare pagina rispetto ai tanti ostacoli rocciosi affrontati finora.