Gli Stati Uniti hanno sequestrato una petroliera nel Mar dei Caraibi, la quinta in un mese e la terza in una sola settimana. L’operazione, condotta prima dell’alba dalle forze armate americane, si inserisce negli sforzi di Washington per bloccare le esportazioni petrolifere del Venezuela e intensificare la pressione politica ed economica sul governo di Caracas.
Secondo il governo statunitense, “Questa nave, un’altra petroliera della ‘flotta fantasma’ sospettata di trasportare petrolio soggetto a embargo, era partita dal Venezuela nel tentativo di eludere le forze americane”. L’imbarcazione individuata è la “Olina”, un vascello cisterna già noto con il nome di “Minerva M” e sottoposto a sanzioni USA per presunti carichi di greggio russo destinati al regime di Nicolás Maduro.
L’arresto della Olina segue di pochi giorni il sequestro, nell’Atlantico del Nord, della petroliera “Marinera” – passata sotto bandiera russa e ritenuta anch’essa parte della flotta ombra venezuelana – che aveva suscitato l’ira di Mosca e Pechino. In seguito a quell’episodio il Cremlino ha rilasciato due membri russi dell’equipaggio, dichiarando di “accoglierlo con favore” e di “esprimere gratitudine alla leadership degli Stati Uniti”. Sul nuovo intervento probabilmente grava però lo stesso disappunto del governo russo. Al contrario, Kiev ha accolto positivamente l’azione, definendo la Olina “parte della ‘flotta ombra’ della Russia”.
I militari impegnati nell’operazione sarebbero partiti dalla portaerei Gerald R. Ford, da tempo schierata nei Caraibi nell’ambito delle iniziative promosse dall’amministrazione Trump. In passato, le stesse forze avevano condotto un’operazione per catturare Nicolás Maduro, lasciando tuttavia al potere la sua vice Delcy Rodríguez.
Intanto il presidente Donald Trump ha ribadito la volontà di assicurarsi le risorse petrolifere venezuelane, affermando che Caracas “consegnerà agli Stati Uniti tra i 30 e i 50 milioni di barili di petrolio”. “Saranno gli Stati Uniti a decidere quali compagnie petrolifere opereranno in Venezuela”, ha aggiunto, prospettando investimenti per “almeno 100 miliardi di dollari” e assicurando che “Il Venezuela avrà un grande successo, ci stiamo riprendendo ciò che ci è stato tolto”.