Aree interne e natalità, all’Aquila il confronto tra istituzioni ed esperti

L’Aquila torna al centro del dibattito nazionale sulle politiche per la famiglia e sulla coesione territoriale. All’Auditorium del Parco “Renzo Piano” si è svolto il convegno “Aree Interne, Natalità e Politiche per la Famiglia. Prospettive per una nuova coesione territoriale”, momento di confronto tra rappresentanti europei, istituzioni nazionali e regionali, mondo accademico e associazionismo. Al […]

L’Aquila torna al centro del dibattito nazionale sulle politiche per la famiglia e sulla coesione territoriale. All’Auditorium del Parco “Renzo Piano” si è svolto il convegno “Aree Interne, Natalità e Politiche per la Famiglia. Prospettive per una nuova coesione territoriale”, momento di confronto tra rappresentanti europei, istituzioni nazionali e regionali, mondo accademico e associazionismo.

Al centro della discussione, una delle questioni più urgenti per l’Italia e l’Europa: spopolamento, calo delle nascite e crisi demografica nelle aree interne.

Fitto: “Il diritto di restare deve diventare concreto”

Tra gli interventi più attesi, quello dell’On. Raffaele Fitto, Vicepresidente esecutivo della Commissione Europea e Commissario europeo per la politica regionale e di coesione, che ha ribadito il ruolo strategico della politica di coesione nel contrastare gli squilibri territoriali.

«Il calo demografico è una delle sfide cruciali per l’Unione Europea. Le aree interne sono le più vulnerabili: senza interventi mirati rischiano un circolo vizioso di spopolamento», ha spiegato Fitto.

Il commissario ha rilanciato il concetto di “right to stay”, il diritto di ogni cittadino europeo di vivere e prosperare nel luogo che considera casa. Un principio che, secondo la Commissione, dovrà tradursi in investimenti concreti su connettività, servizi essenziali, infrastrutture, istruzione e sviluppo economico. Entro il 2026, ha annunciato Fitto, verrà lanciata una strategia specifica per rafforzare l’attrattività dei territori e integrare aree urbane e rurali.

Bordignon: “Senza famiglie e nuove generazioni non c’è sviluppo”

Forte l’appello di Adriano Bordignon, Presidente del Forum Nazionale delle Associazioni Familiari, che ha posto l’accento sull’“inverno demografico” che sta colpendo l’Italia.

«Il progressivo spopolamento delle aree interne e il calo delle nascite rischiano di compromettere la tenuta sociale ed economica di interi territori», ha sottolineato. «Le politiche per la famiglia e la natalità devono essere considerate un investimento strategico. Senza nuove generazioni non può esserci equilibrio territoriale né sviluppo».

Secondo Bordignon, è necessario creare condizioni reali affinché i giovani possano restare o tornare nei territori d’origine, sostenendo giovani coppie, occupazione, imprenditorialità e accesso ai servizi. Fondamentale anche il sostegno alle piccole e medie imprese, spesso a conduzione familiare, che rappresentano la spina dorsale dell’economia locale.

«La famiglia è un soggetto sociale attivo, generatore di capitale relazionale e motore di sviluppo. Dal rilancio dei territori può ripartire lo sviluppo del Paese», ha concluso.

Aree interne tra sfide e opportunità

Il convegno ha messo in luce come le aree interne, pur segnate da criticità demografiche e infrastrutturali, rappresentino un patrimonio culturale, produttivo e sociale da valorizzare.

Sono intervenuti, tra gli altri, l’Arcivescovo dell’Aquila Mons. Antonio D’Angelo, il Presidente Istat Francesco Maria Chelli, rappresentanti del mondo accademico e delle parti sociali, oltre a esponenti di Regione Abruzzo, Anci e Uncem.

Il filo conduttore emerso dal confronto è chiaro: coesione territoriale, politiche familiari e sviluppo locale sono temi strettamente intrecciati. Investire su servizi, infrastrutture, scuola, lavoro e qualità della vita non è solo una scelta sociale, ma una strategia economica per il futuro dell’Italia.

In un Paese fondato su borghi, Comuni e comunità locali, il rilancio delle aree interne diventa così la chiave per affrontare la crisi demografica e costruire una nuova stagione di sviluppo sostenibile.