Trump annuncia ulteriori raid sull’Iran per due-tre settimane, Borse in flessione

Il presidente degli Stati Uniti ha annunciato di essere ormai vicino al completamento degli obiettivi militari in Iran: “Per completare il lavoro mancano due-tre settimane”, ha dichiarato nel suo messaggio alla nazione sul conflitto in Medio Oriente. Sulla questione del transito petrolifero attraverso lo stretto di Hormuz, Trump ha rivolto una stoccata agli alleati: “Non […]

Il presidente degli Stati Uniti ha annunciato di essere ormai vicino al completamento degli obiettivi militari in Iran: “Per completare il lavoro mancano due-tre settimane”, ha dichiarato nel suo messaggio alla nazione sul conflitto in Medio Oriente.

Sulla questione del transito petrolifero attraverso lo stretto di Hormuz, Trump ha rivolto una stoccata agli alleati: “Non importiamo petrolio tramite Hormuz, non ne abbiamo bisogno. I paesi che lo ricevono da lì, vadano e se lo prendano. Una volta che la guerra finirà, lo stretto riaprirà naturalmente”. Secondo il titolare della Casa Bianca, gli Stati Uniti risultano “totalmente indipendenti dal Medio Oriente” eppure “presenti per offrire aiuto, non siamo obbligati a essere lì, non abbiamo bisogno del loro petrolio. Non abbiamo bisogno di nulla di ciò che possiedono, siamo lì per aiutare i nostri alleati”.

Dalla parte iraniana, il comando operativo militare Khatam Al-Anbiya, citato dall’agenzia Mehr, ha promesso ritorsioni “devastanti” contro Stati Uniti e Israele. “Se Dio vuole, questa guerra vi porterà umiliazione, sconfitta, rimpianti e capitolazione”, recita il comunicato in risposta alle ultime affermazioni del presidente americano.

L’annuncio di Trump ha avuto subito ripercussioni sui mercati azionari europei. All’apertura la Borsa di Madrid ha perso l’1,5%, Francoforte l’1,4% e Parigi l’1,3%. Amsterdam ha chiuso in calo di un punto percentuale, Londra dello 0,7%. Anche Milano ha registrato una flessione: l’indice Ftse Mib ha ceduto l’1,56% e l’Ftse All-share l’1,65%.

In Asia e nell’area del Pacifico i principali listini hanno messo a segno ribassi marcati. Tokyo ha chiuso con un calo del 2,38% per il Nikkei (54.010,11 punti), Hong Kong ha perso l’1,4%, Shanghai l’1,1% e Shenzhen il 2%. A Seul l’indice generale ha ceduto il 4,5% e il Kosdaq il 5,6%. Sidney ha chiuso in ribasso di un punto percentuale.

Nel suo discorso Trump ha rivendicato i risultati dell’azione militare iniziata il 28 febbraio: “In 32 giorni il regime e il loro programma nucleare sono stati spazzati via, non si è mai visto nulla di simile nella storia della guerra, basti pensare ai conflitti mondiali o a quello in Vietnam. Siamo sul punto di mettere fine alla minaccia dell’Iran contro l’America, ai nostri cittadini dico di ritenere questo conflitto un ‘investimento’ nel futuro dei loro figli”.

Sul tema del cambio di regime, il presidente ha dichiarato: “Non rientrava tra i nostri obiettivi. Non ho mai parlato di cambio di regime. Eppure, si è verificato ugualmente, in conseguenza dell’eliminazione di tutti i loro leader storici. Sono tutti morti. La nuova leadership sembra più ragionevole, ma ancora non c’è un accordo. E se non ci sarà, colpiremo i loro impianti energetici. Siamo sulla buona strada per completare i nostri obiettivi, nelle prossime settimane colpiremo con forza e riporteremo l’Iran all’età della pietra”.

Riguardo alle conseguenze economiche del conflitto, Trump ha sottolineato: “La nostra economia è fortissima, non è mai stata così, l’inflazione è inesistente e siamo in splendida forma per il futuro. Alla fine della guerra, le cose si rimetteranno a posto da sole, l’Iran vorrà poter vendere il petrolio, poiché è l’unica risorsa che possiedono per tentare di riavviare i flussi, e i prezzi della benzina scenderanno rapidamente e le Borse risaliranno altrettanto velocemente”.

Contrariamente alle previsioni ottimistiche del presidente, il prezzo del petrolio ha registrato un balzo dopo il suo intervento. Il Brent è salito di oltre il 4%, superando i 105 dollari al barile, mentre il Wti ha guadagnato il 3%, a 103,16 dollari, invertendo la tendenza al ribasso osservata prima delle dichiarazioni sulle “due-tre settimane” di conflitto.