Donald Trump ha intensificato le sue minacce contro l’Iran con due messaggi pubblicati sulla sua piattaforma Truth Social. Nel primo post, rivolgendosi ai pasdaran, il former presidente ha imposto a Teheran un ultimatum: «Non ci sarà niente di paragonabile! Aprite quel c*** di Stretto, pazzi bastardi, o finirete all’inferno. Lo vedrete. Sia lodato Allah». La scadenza originaria era fissata alla mezzanotte del Lunedì dell’Angelo, termine entro il quale l’Iran avrebbe dovuto riaprire lo Stretto di Hormuz o accettare un «accordo».
Successivamente Trump ha pubblicato un secondo messaggio ancor più criptico: «Martedì, ore 20:00», con chiaro riferimento all’orario della costa orientale degli Stati Uniti. Tale post è stato interpretato come una possibile breve proroga dell’ultimatum, spostandone la scadenza alle 2 di mercoledì notte in Italia.
La reazione più severa è giunta da Marjorie Taylor Greene, ex deputata repubblicana ed esponente di spicco del movimento Maga. In un lungo intervento su X, Greene ha accusato Trump di «essere impazzito» e di alimentare «menzogne in ambito nucleare». Secondo l’ex parlamentare, «Lo Stretto è chiuso perché Stati Uniti e Israele hanno scatenato una guerra non provocata contro l’Iran, basata sulle stesse menzogne in ambito nucleare che vanno raccontando da decenni». Greene ha inoltre sottolineato che l’Iran non rappresenta l’unico paese dotato di armi nucleari, citando Israele, e ha criticato l’impatto delle minacce trumpiane sulla popolazione iraniana, definita «proprio quel popolo che Trump sosteneva di voler liberare».
Nel suo appello rivolto ai cristiani americani, l’ex deputata ha ricordato che «il Figlio di Dio è morto ed è risorto dai morti affinché i nostri peccati potessero essere perdonati», invitando i credenti a pentirsi e a non sostenere le posizioni del presidente. Ha infine osservato che tali azioni non corrispondono alle promesse fatte durante la campagna elettorale del 2024.
Intanto, in un colloquio con un giornalista di Fox News, Trump ha affermato di aver «inviato armi ai manifestanti, molte di loro… ma credo che i curdi se le siano prese», alludendo al supporto fornito ai movimenti antigovernativi in Iran repressi violentemente dalle autorità locali all’inizio dell’anno.