Elezioni in Ungheria: alle 17 affluenza al 74%, nuovo record rispetto al 2022

Immagine generata con intelligenza artificiale (scopo illustrativo). – È record storico di partecipazione alle urne in Ungheria, dove alle 17 di ieri aveva votato il 74,2% degli aventi diritto, già oltrepassando il dato complessivo del 69,5% registrato nel 2022 e superando il 65,1% delle prime elezioni libere del 1990. Con i seggi aperti fino alle […]

Immagine generata con intelligenza artificiale (scopo illustrativo). – È record storico di partecipazione alle urne in Ungheria, dove alle 17 di ieri aveva votato il 74,2% degli aventi diritto, già oltrepassando il dato complessivo del 69,5% registrato nel 2022 e superando il 65,1% delle prime elezioni libere del 1990. Con i seggi aperti fino alle 19, l’affluenza potrebbe toccare livelli mai visti, in un voto definito decisivo per il futuro politico del Paese e con ripercussioni sulle relazioni con Europa, Russia e Stati Uniti.

Al centro dello scontro c’è Viktor Orbán, 62 anni, premier dal 2010 e fondatore di un modello che lui stesso ha battezzato “democrazia illiberale”. Apprezzato in certi ambienti conservatori occidentali, tra cui l’area vicina a Donald Trump, Orbán è però alle prese con crescenti malumori legati a stagnazione economica, caro vita e scandali di corruzione che coinvolgono oligarchi vicini al governo.

A sfidarlo è Péter Magyar, 45 anni, ex alleato di Orbán e oggi leader del partito di centrodestra Tisza. Magyar ha costruito la sua campagna puntando sul disagio diffuso, specialmente tra i giovani e gli elettori urbani. Gli ultimi sondaggi lo danno in vantaggio tra il 38% e il 41%, mentre Fidesz, il partito di Orbán, risulterebbe indietro di 7-9 punti. Tuttavia le rilevazioni mostrano margini di errore tali da non escludere un possibile testa a testa.

L’Unione europea segue il voto con apprensione. Molti Stati membri criticano Orbán per aver indebolito lo stato di diritto, limitato la libertà dei media e compresso i diritti delle minoranze. Un suo eventuale insuccesso potrebbe sbloccare un pacchetto di aiuti Ue di circa 90 miliardi di euro all’Ucraina e ridurre l’influenza russa nell’Unione, dovuta al rapporto stretto tra il premier magiaro e Vladimir Putin.

Durante la campagna Orbán ha dipinto la scelta elettorale in termini drammatici, come contrapposizione tra “guerra e pace”, sostenendo che una vittoria dell’opposizione trascinerebbe l’Ungheria nel conflitto in Ucraina. Magyar ha respinto con forza queste accuse, concentrandosi su un programma anti-corruzione e sul rilancio economico. Il risultato di queste elezioni potrebbe così ridefinire non soltanto gli equilibri interni, ma anche quelli geopolitici nel cuore dell’Europa.