Chernobyl: indagine svela coltivazioni abusive di grano e mais nella zona radioattiva

Immagine generata con intelligenza artificiale (scopo illustrativo). – Nel distretto di Vyshhorod, all’interno delle aree sottoposte a restrizioni per l’incidente nucleare di Chernobyl, le autorità ucraine hanno scoperto la coltivazione illegale di grano e mais su tre appezzamenti per un totale di oltre 190 ettari. Secondo la Procura generale, le attività si sarebbero protratte per […]

Immagine generata con intelligenza artificiale (scopo illustrativo). – Nel distretto di Vyshhorod, all’interno delle aree sottoposte a restrizioni per l’incidente nucleare di Chernobyl, le autorità ucraine hanno scoperto la coltivazione illegale di grano e mais su tre appezzamenti per un totale di oltre 190 ettari. Secondo la Procura generale, le attività si sarebbero protratte per cinque anni, a partire dal 2020, senza le necessarie autorizzazioni.

La Procura ha presentato al Tribunale economico della regione di Kiev una richiesta di restituzione dei terreni allo Stato e ha avviato un procedimento penale. I lotti, originariamente gestiti da un ente statale incaricato di vigilare sulla zona di esclusione, sarebbero stati assegnati in modo irregolare prima alla proprietà comunale e poi a una società privata.

In una nota ufficiale, gli inquirenti sottolineano che tali coltivazioni costituiscono un “serio rischio per la vita e la salute delle persone” a causa della radioattività ancora presente nel suolo. L’indagine ha inoltre accertato che le presunte autorizzazioni poggiavano su una delibera del Consiglio distrettuale della regione di Polesia, un organismo che in realtà non esiste, e su documenti rilasciati all’ex impresa collettiva “Svitannok”, attualmente in liquidazione e senza successori.

Il 26 aprile 1986 il reattore numero 4 della centrale nucleare di Chernobyl esplose durante un esperimento di sicurezza, provocando il più grave incidente nucleare della storia, classificato al livello 7 della scala Ines insieme al disastro di Fukushima. Nell’esplosione persero la vita due operai, mentre 28 pompieri e operatori morirono nei mesi successivi a causa della sindrome acuta da radiazioni. L’Organizzazione mondiale della sanità stima tra 4.000 e 9.000 il numero totale di decessi attribuibili alle conseguenze radioattive in Europa.