Immagine generata con intelligenza artificiale (scopo illustrativo). – Negli ultimi giorni le espressioni e i comportamenti del presidente statunitense hanno riacceso il dibattito sul suo equilibrio mentale, con commenti contrastanti che spaziano dall’ammirazione strategica al timore di un cedimento psicologico. Mentre alcuni lo definiscono “furbo come una volpe”, altri non esitano a chiedersi se non sia “soltanto pazzo”, un sospetto diventato ancor più allarmante in un contesto internazionale segnato da conflitti.
La Casa Bianca ha respinto con forza ogni rilievo critico, difendendo il “genio stabile” del presidente. Il portavoce Davis Ingle ha affermato: “È energico e accessibile al pubblico in contrasto rispetto a quanto abbiamo visto negli ultimi anni”, ma le sue parole non hanno convinto del tutto né gli avversari politici né alcuni osservatori fino a un tempo vicini all’amministrazione.
Nel fronte democratico è tornata d’attualità la possibilità di invocare il 25mo emendamento per rimuovere il presidente. La proposta ha trovato eco anche tra ex generali, diplomatici e funzionari del primo mandato, i quali hanno sottolineato un progressivo deterioramento delle sue capacità decisionali. Ty Cobb, avvocato della Casa Bianca nella prima legislatura Trump, ha denunciato: “È un folle” e ha evidenziato il “livello della sua follia” emerso in recenti interventi sul social Truth.
Tra i critici più duri figurano alcuni ex sostenitori di spicco. Candace Owens ha lanciato l’accusa: “È un lunatico genocida”, mentre l’estremista di destra Nicholas Fuentes ha commentato: “Buona fortuna a Trump e ai repubblicani senza il voto dei cattolici, dei musulmani, degli elettori no-war, e di chiunque voleva i file di Epstein e guarda Tucker Carlson, Alex Jones e Megyn Kelly. Ma almeno sono popolari in Israele”.
Neppure l’ala repubblicana è rimasta compatta. Il leader di maggioranza al Senato John Thune ha consigliato: “Lascerei stare la Chiesa”, in riferimento alle critiche del presidente al primo pontefice americano. Il senatore Mike Sounds ha aggiunto: “Personalmente ritengo che l’attacco diretto del presidente al Papa sia stato inappropriato”.
La reazione dei cattolici statunitensi, che avevano contribuito in misura significativa al suo successo elettorale, è stata di profonda delusione. John Yep, presidente dell’associazione Catholics for Catholics, ha dichiarato al Wall Street Journal: “Siamo sconcertati. Dopo che i cattolici lo hanno aiutato, sta mancando di rispetto alla nostra fede”. Questa spaccatura interna al partito e il malumore tra ampliare i repubblicani potrebbero influenzare l’esito delle prossime elezioni di metà mandato, aggravando le sfide già poste dalla guerra in Medio Oriente e dall’aumento dei prezzi domestici.