Immagine generata con intelligenza artificiale (scopo illustrativo). – Nel corso della sua tappa nella Cattedrale di San Giuseppe a Bamenda, nel nord-ovest del Camerun, il pontefice ha lanciato un durissimo monito contro chi alimenta i conflitti armati e strumentalizza la fede. «I signori della guerra fingono di non sapere che basta un attimo a distruggere, ma spesso non basta una vita a ricostruire», ha affermato, ribadendo: «Guai a chi piega le religioni e il nome stesso di Dio ai propri obiettivi militari, economici e politici, trascinando ciò che è santo in ciò che vi è di più sporco e tenebroso».
Bamenda è una delle due regioni anglofone colpite da un’aspra rivendicazione indipendentista, iniziata alla fine del 2016 e ancora in corso. Negli ultimi anni il Camerun ha registrato tensioni e violenze diffuse dal nord al sud del Paese.
Rivolgendo uno sguardo più ampio, il Pontefice ha sottolineato il contrasto tra la forza di pochi tiranni e il sostegno reciproco fra i popoli: «Il mondo è devastato da una manciata di tiranni eppure è tenuto insieme da una moltitudine di fratelli e sorelle solidali».
Le parole del Papa arrivano in un momento di aperto scambio di critiche con il presidente degli Stati Uniti. Nei giorni scorsi Donald Trump aveva definito il pontefice «debole e pessimo in politica estera», contestando le sue prese di posizione sulla guerra in Medio Oriente. A tali rilievi il tycoon ha risposto: «Ho il diritto di non essere d’accordo con il Papa. Non ho nulla da obiettare al fatto che possa dire ciò che vuole, ma io posso essere in disaccordo». Secondo Trump non serve un incontro per ricucire le divergenze: «È molto importante che il Papa capisca che l’Iran ha ucciso 42 mila persone totalmente disarmate, erano manifestanti, l’Iran non può avere un’arma nucleare. Ogni Paese, compresa l’Italia dove lui vive, sarebbe in pericolo».
Il pontefice si trova al terzo giorno di visita in Camerun. Dopo la cerimonia a Bamenda, è atteso a Douala per incontrare autorità locali e celebrare la Messa al Japoma Stadium davanti a circa 600.000 fedeli. Sono previste inoltre una tappa all’ospedale cattolico Saint Paul e un viaggio a Yaoundé, dove visiterà l’Università Cattolica dell’Africa Centrale. Ricevuto dal rettore Thomas Bienvenu Tchoungui, il Papa terrà un intervento di fronte alla comunità accademica di un ateneo che si propone di formare una nuova generazione impegnata nel rilancio sociale, politico, economico, morale e spirituale del continente.