Immagine generata con intelligenza artificiale (scopo illustrativo). – Oggi, domenica 19 aprile, i cittadini bulgari sono chiamati alle urne in un’ottava tornata elettorale anticipata negli ultimi cinque anni. I seggi, allestiti in oltre 12 000 postazioni sul territorio nazionale e in 500 sedi all’estero, saranno aperti durante la giornata; i primi exit poll sono attesi in serata.
Al centro di questa nuova consultazione rimane la crisi politica che, dal 2021, ha visto succedersi governi fragili e ondate di proteste. Il Paese, il più povero dell’Unione europea, affronta inoltre un contesto di rallentamento economico e un forte aumento del costo della vita, in parte attribuito all’adozione dell’euro all’inizio dell’anno.
Secondo i sondaggi, in testa si colloca il blocco Bulgaria Progressista, guidato dall’ex presidente Rumen Radev. Dimessosi a gennaio dopo due mandati alla guida dello Stato, Radev ha sfruttato il suo profilo atipico — la presidenza in Bulgaria ha per lo più funzioni cerimoniali — per trasformarsi in leader politico. Le sue promesse includono lo smantellamento del “modello oligarchico” e un riequilibrio delle relazioni con la Russia, mentre si mostra critico sugli aiuti militari all’Ucraina.
Alle spalle di Radev si situa il partito conservatore Gerb dell’ex primo ministro Boyko Borissov, dato intorno al 20%, seguito dai liberali del Pp-Db. Nonostante le previsioni di una partecipazione in aumento — attorno al 55% degli elettori, rispetto al 45% dell’ultimo voto — permane l’ipotesi di un Parlamento frammentato. Ciò non farebbe che complicare nuovamente la formazione di un governo stabile, dopo la caduta dell’ultimo esecutivo lo scorso dicembre.