Immagine generata con intelligenza artificiale (scopo illustrativo). – La Casa Bianca ha annunciato il licenziamento di Lori Chavez-DeRemer, segretaria del Lavoro dell’amministrazione Trump, citando “presunti abusi di potere” nell’esercizio delle sue funzioni. Si tratta del terzo addio di rilievo tra i ministri, dopo quelli della segretaria alla Sicurezza Kristi Noem e della procuratrice generale Pam Bondi.
Con un post sui social, il capo della comunicazione Steve Cheung ha spiegato che Chavez-DeRemer “lascerà l’amministrazione per assumere un incarico nel settore privato”. Nel medesimo messaggio Cheung ha elogiato la ministra, sostenendo che “ha svolto un lavoro fenomenale, tutelando i lavoratori americani”.
Le indagini interne, avviate all’inizio del mese, miravano a chiarire una serie di comportamenti contestati: una presunta relazione extraconiugale con un membro del team della sicurezza e l’assunzione di alcolici durante l’orario di lavoro. Alla segretaria sono inoltre imputati un clima lavorativo definito tossico, l’uso di fondi pubblici per viaggi personali e altre violazioni legate alla gestione dell’ufficio.
Nella vicenda sono coinvolti anche familiari di Chavez-DeRemer: il marito Shawn è stato bandito dalla sede del Dipartimento del Lavoro in seguito ad accuse di molestie sessuali, mentre il padre della ministra è sospettato di aver inviato messaggi sconci ad alcune impiegate.
L’ultimo rimpasto si inserisce nella scia delle frequenti sostituzioni di vertice che hanno caratterizzato sia il primo sia l’inizio del secondo mandato di Donald Trump. Dopo un anno di relativa stabilità, dopo le dimissioni di Noem e Bondi sembra intensificarsi la consuetudine dei mini-rimpasti. Secondo alcuni osservatori, il presidente mira a consolidare un governo composto principalmente da uomini: due figure finora rimaste al loro posto nonostante scandali – il capo del Pentagono Pete Hegseth e il direttore dell’Fbi Kash Patel – confermerebbero questa tendenza.