Immagine generata con intelligenza artificiale (scopo illustrativo). – L’Unione europea ha speso 24 miliardi di euro per l’importazione di combustibili fossili dall’inizio del conflitto in Medio Oriente, in marzo, e in seguito alla chiusura dello Stretto di Hormuz. Lo rende noto la Commissione Ue nella comunicazione “Accelerate Eu”, varata per attenuare gli effetti della crisi sul mercato energetico.
Bruxelles definisce il contesto attuale “instabile” e avverte che “possibili effetti sulla crescita del Pil e sull’inflazione sono significativi e gli effetti continueranno a farsi sentire per diversi mesi e andranno oltre il settore energetico, con ripercussioni economiche e sociali”. Per limitare i rischi, il piano prevede un rafforzamento del coordinamento sulle riserve di gas e petrolio, l’introduzione di voucher energetici e la riduzione delle accise sull’elettricità per le famiglie più vulnerabili.
In vista di maggio, la Commissione annuncia una proposta mirata a tagliare la pressione fiscale sull’energia per le industrie energivore e per i nuclei a maggior rischio di povertà energetica. Nel medesimo pacchetto rientra l’obiettivo di garantire una tassazione inferiore sull’elettricità rispetto ai combustibili fossili e un set di raccomandazioni per promuovere il contenimento dei consumi.
Sull’approvvigionamento dalla Russia, il commissario Ue all’Energia Dan Jorgensen è categorico: “Sarebbe un errore enorme ricominciare a importare energia dalla Russia. La decisione della Commissione è molto, molto chiara. Non importeremo più neanche una sola molecola di energia russa in futuro”. Secondo Jorgensen, restare dipendenti da Mosca significherebbe “contribuire anche indirettamente a sostenere la guerra contro i nostri amici in Ucraina”. “Presto usciremo da una dipendenza che, francamente, avremmo dovuto eliminare molti anni fa”, ha concluso.