Immagine generata con intelligenza artificiale (scopo illustrativo). – «Sono il padre di Trystan. Ma quella notte sono diventato il padre delle 156 vittime dell’incendio della Constellation. Perché siamo diventati una famiglia.» A parlare è il genitore di uno dei ragazzi rimasti coinvolti nel rogo del locale notturno di Crans-Montana, tragedia avvenuta durante una gita sulle Alpi svizzere. Oggi denuncia la scelta delle autorità elvetiche di inviare fatture ospedaliere allo Stato italiano per le cure prestate ai giovani rimasti feriti.
Secondo la ricostruzione fornita dal padre, molti dei ragazzi sono stati assistiti in Svizzera soltanto poche ore, poi trasferiti in Italia o in Francia. In alcuni casi – spiega – i giovani, pur gravemente ustionati o in stato di shock, hanno rinunciato ai posti disponibili negli ospedali svizzeri “per non togliere un posto a chi stava peggio di loro”. In seguito si sono sentiti dire di non poter essere considerati vittime perché non hanno trascorso la notte in strutture elvetiche: «Non hanno diritto a nulla. Nemmeno a un franco.»
L’uomo contesta anche la tesi di un incidente casuale, sottolineando «anni di gravi mancanze, negligenze documentate, controlli che non sono stati effettuati» nelle strutture svizzere. Pur riconoscendo che «la Svizzera forse non è responsabile di tutto», chiede «un gesto umano, all’altezza di quello che stiamo vivendo». Sul piano diplomatico, ricorda, è già arrivato il richiamo dell’ambasciatore Cornado a Roma, «non un dettaglio di protocollo ma un segnale forte» secondo il padre.
Diverse famiglie hanno segnalato disagi di lungo termine: studenti costretti a ripetere l’anno scolastico, ragazzi in terapia psichiatrica, giovani che hanno perso ogni riferimento quotidiano. All’inizio le autorità svizzere avevano promesso che «ogni persona coinvolta in questa tragedia sarebbe stata riconosciuta come vittima», ma ora rivolgono una distinzione di fatto a chi ha scelto di curarsi altrove.
Il padre conclude con un appello alle autorità elvetiche, auspicando «una risposta intelligente, con cuore e compassione, alle 156 famiglie» e l’avvio di un coordinamento ad hoc per gestire l’emergenza. Ricorda infine che «mentre scrivo queste righe, ci sono ancora dei ragazzi negli ospedali» e definisce la fatturazione diretta allo Stato italiano «una vergogna».