Aborto farmacologico: in Abruzzo la procedura senza ricovero non è ancora attiva

L’Associazione Luca Coscioni segnala che in Abruzzo non è ancora possibile l’aborto farmacologico senza ricovero e chiede uniformità e dati aggiornati.

Immagine generata con intelligenza artificiale a scopo illustrativo.

L’Associazione Luca Coscioni ha segnalato che in Abruzzo non è ancora possibile effettuare l’interruzione volontaria di gravidanza con metodo farmacologico senza ricovero, nonostante le disposizioni nazionali in vigore dal 2020. Secondo l’associazione, la modalità ambulatoriale e consultoriale, inclusa la possibilità di assumere il secondo farmaco a casa su richiesta della donna, non è applicata in molte Regioni.

Al momento la somministrazione del secondo farmaco a domicilio è garantita solo in quattro Regioni e nelle province autonome di Trento e Bolzano; la Campania si è recentemente aggiunta all’elenco. Il Lazio e l’Emilia-Romagna sono citate tra le regioni in cui la procedura ambulatoriale è operativa. In Toscana, invece, sono previsti tre accessi ma non è consentita l’assunzione del secondo farmaco nei consultori né a domicilio. Sulla carta la possibilità risulterebbe prevista anche per l’Umbria. Nelle restanti regioni, compresa l’Abruzzo, la procedura senza ricovero non è attivata.

L’associazione mette in evidenza inoltre una disparità di costi: in Lombardia l’aborto farmacologico in day hospital risulterebbe più caro dell’intervento chirurgico, con una spesa indicata rispettivamente in 1.246 euro per il farmacologico e 952 euro per il chirurgico, un fattore che viene considerato uno spreco di risorse sanitarie.

La campagna promossa dall’associazione mira a sollecitare l’adozione, a livello regionale, di procedure chiare e uniformi per rendere effettive le disposizioni previste dal 2020, garantendo il diritto di scelta e l’appropriatezza delle prestazioni sanitarie. L’organizzazione sottolinea inoltre la necessità di disporre di dati aperti, aggiornati e non aggregati per medie regionali: l’ultima relazione ministeriale è stata pubblicata con un ritardo di un anno e contiene dati riferiti al 2023.

Viene infine richiamata la possibilità per le donne di segnalare, in forma riservata e anonima, eventuali problemi o casi di mancata applicazione della legge 194 attraverso gli strumenti indicati dall’associazione.