“Una risposta chiara sugli effetti della Legge 131/2025 sulla montagna e sulle conseguenze per i Comuni rimasti esclusi dalla classificazione e dai fondi, questo chiedeva la mia interpellanza per dare voce a un disorientamento e a un disagio grande delle amministrazioni che si sono viste escluse, cosa che al momento non è ancora accaduto. Continuano a non esserci certezze per i Comuni tagliati fuori dalle provvidenze e dai benefici collegati”, così Antonio Di Marco dopo la discussione in aula dell’interpellanza sul tema e sulle conseguenze per i territori abruzzesi rimasti esclusi dalla nuova classificazione.
“Nella sua risposta, l’assessore Santangelo ha ricordato che la riforma nazionale ha introdotto un parametro oggettivo legato all’altezza dei Comuni, definito a livello europeo e non discrezionale per le Regioni. Che il taglio per l’Abruzzo è sceso da circa 50 a 26 Comuni esclusi e ha garanti che l’applicazione della legge non comporta alcun rischio di perdita dei fondi già previsti per le zone di montagna, restando confermati gli interventi della legge 158/2017 per i piccoli Comuni, le programmazioni sanitarie territoriali, e le misure di sviluppo rurale e di contrasto allo spopolamento – riferisce Di Marco – . Prendo atto del lavoro svolto dalla Regione per limitare i danni della classificazione nazionale, ma le garanzie riferite oggi non possono bastare. Non esiste un orizzonte e provvedimenti certi che assicurano che ciò accadrà davvero. Primo: bisogna prestare la massima attenzione ai ricorsi presentati dai Comuni, alcuni dei quali sono già stati presi in considerazione, e questo è un segnale che le criticità sollevate dai territori sono fondate. Secondo: non bastano le rassicurazioni, servono strumenti concreti e immediati a sostegno delle aree montane. Terzo: il Comitato Legislativo sta lavorando sulla questione, ma è indispensabile che la Regione ascolti direttamente i Comuni rimasti esclusi dalla riforma, per comprendere fino in fondo l’impatto reale che questa classificazione avrà sui loro territori. Cosa che ad oggi non è ancora accaduto.Equo sarebbe un confronto ufficiale tra l’assessorato e i sindaci dei Comuni esclusi, il Comitato per la legislazione sta lavorando su questo dossier ed ha già fatto passi, ma chi rappresenta i territori interessati deve essere messo in condizione di capire davvero la portata della riforma e deve sentirsi parte del processo decisionale. Dobbiamo far sentire la Regione vicina ai territori, non distante da chi vive ogni giorno le difficoltà delle aree montane. Un modo per farlo è concepire una nuova legge regionale sulla montagna che sia condivisa, bisogna blindare questi parametri e assicurare la maggior tutela possibile”.