Emicrania, una sfida sanitaria ancora sottovalutata: serve un modello nazionale per garantire l’accesso alle cure

L’emicrania continua a rappresentare una delle principali cause di disabilità nel mondo, ma in Italia resta una patologia spesso sottovalutata e caratterizzata da forti disuguaglianze nell’accesso alle cure. Nonostante la disponibilità di terapie innovative in grado di migliorare significativamente la qualità di vita dei pazienti, solo una parte delle persone potenzialmente candidabili riesce ad accedere […]

L’emicrania continua a rappresentare una delle principali cause di disabilità nel mondo, ma in Italia resta una patologia spesso sottovalutata e caratterizzata da forti disuguaglianze nell’accesso alle cure. Nonostante la disponibilità di terapie innovative in grado di migliorare significativamente la qualità di vita dei pazienti, solo una parte delle persone potenzialmente candidabili riesce ad accedere ai trattamenti più avanzati.

Il tema è stato al centro della tavola rotonda “Emicrania, una priorità dimenticata – Regioni a confronto. Verso un modello nazionale: differenze e convergenze regionali”, organizzata nell’ambito del G19+2 Sanità: Regioni a Confronto di Motore Sanità, con il contributo non condizionante di AbbVie, Pfizer e Teva. All’incontro hanno partecipato rappresentanti delle istituzioni, società scientifiche, professionisti sanitari e decisori regionali e nazionali.

Oltre 6,5 milioni di italiani convivono con l’emicrania

Secondo i dati presentati durante il confronto, l’emicrania interessa circa l’11% della popolazione italiana, pari a oltre 6,5 milioni di persone. Si tratta della prima causa di disabilità tra i 15 e i 49 anni e comporta un rilevante impatto sociale ed economico.

I costi complessivi associati alla patologia superano infatti i 3,5 miliardi di euro ogni anno. Nei casi di emicrania cronica, tra spese sanitarie e perdita di produttività, il costo può arrivare fino a 13.000 euro annui per singolo paziente. A fronte di questo scenario, la spesa pubblica destinata ai farmaci specifici per l’emicrania rimane relativamente contenuta e rappresenta una quota minima della spesa farmaceutica nazionale.

Disuguaglianze territoriali e accesso alle terapie innovative

Gli specialisti hanno evidenziato come il principale ostacolo non sia più l’assenza di cure efficaci, ma la difficoltà di accesso ai percorsi assistenziali. Persistono infatti differenze significative tra le varie regioni italiane nella disponibilità dei centri specialistici, nei tempi di diagnosi e nella possibilità di ricevere tempestivamente i trattamenti innovativi.

Tra le richieste emerse con maggiore forza vi è l’estensione della prescrizione delle terapie rimborsabili anche agli specialisti territoriali, oltre che ai Centri Cefalee, così da ridurre i tempi di attesa e facilitare la presa in carico dei pazienti.

Un’altra proposta riguarda l’inserimento dell’emicrania tra le patologie croniche riconosciute dal Piano Nazionale della Cronicità e nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), misura che consentirebbe una maggiore uniformità nell’assistenza e una più efficace programmazione sanitaria.

Diagnosi ancora troppo tardive

Gli esperti sottolineano come la diagnosi dell’emicrania arrivi spesso dopo molti anni dall’insorgenza dei sintomi. In numerosi casi il paziente raggiunge il primo consulto specialistico quando la malattia ha già compromesso significativamente la qualità della vita.

Particolarmente colpite risultano le donne, che rappresentano circa il 70% dei pazienti. La diagnosi tardiva favorisce inoltre l’evoluzione verso forme croniche, più difficili da gestire e associate a maggiori costi sanitari e sociali.

Per questo motivo le società scientifiche chiedono il rafforzamento della collaborazione tra medici di medicina generale, specialisti territoriali e Centri Cefalee, attraverso la creazione di una rete assistenziale multidisciplinare capace di garantire percorsi omogenei in tutto il Paese.

Un modello nazionale per garantire equità

Tra le esperienze regionali più avanzate è stato citato il progetto EmiCare dell’Emilia-Romagna, che punta a migliorare l’integrazione tra territorio e strutture specialistiche, facilitando l’accesso appropriato alle terapie innovative e offrendo un maggiore supporto informativo ai pazienti.

Il confronto tra le diverse realtà regionali ha evidenziato la necessità di individuare un modello organizzativo nazionale che valorizzi le migliori pratiche già esistenti e assicuri a tutti i cittadini le stesse opportunità di diagnosi e trattamento, indipendentemente dal luogo di residenza.

Emicrania: una priorità di salute pubblica

Il messaggio condiviso dagli esperti è chiaro: l’emicrania non può più essere considerata un semplice mal di testa, ma deve essere riconosciuta come una patologia neurologica cronica ad alto impatto sociale.

Garantire un accesso più equo alle terapie innovative, rafforzare la rete dei Centri Cefalee, inserire l’emicrania nei LEA e nel Piano Nazionale della Cronicità e valutare nuovi finanziamenti per i progetti regionali rappresentano passaggi fondamentali per migliorare la qualità di vita di milioni di persone e ridurre il peso economico della malattia sul Servizio Sanitario Nazionale.