I dati del Rapporto annuale 2026 sulla Ricostruzione del Centro Italia post-sisma 2016-2017 mostrano progressi significativi sul fronte dei cantieri e dell’occupazione, ma la Uil Abruzzo avverte che la rinascita dei territori passa anche da politiche strutturali per il periodo successivo alla ricostruzione.
A fine maggio 2026 la ricostruzione privata registra 36.149 richieste di contributo per un valore complessivo di 17,82 miliardi di euro e oltre 23.000 cantieri autorizzati, con oltre il 56% delle pratiche riconducibili alla cosiddetta «ricostruzione pesante». Sul versante degli interventi pubblici, risultano avviati il 97,5% dei 3.667 lavori programmati.
L’impatto sul mercato del lavoro nel «cratere ristretto» è rilevante: tra il 2022 e il 2025 i nuovi posti di lavoro sono aumentati del 17%, rispetto a una media nazionale del 4%, e il tasso di occupazione ha raggiunto il 66,1%. Il rapporto segnala inoltre una diminuzione dei giovani Neet e un aumento dell’occupazione femminile superiore alla media del Paese.
«Risultati che dimostrano come gli investimenti pubblici possano rappresentare uno straordinario strumento di sviluppo, inclusione e coesione sociale – commenta il segretario Lombardo -. Tuttavia, questa dinamica è ancora fortemente sostenuta dalla spesa straordinaria dei cantieri e dal programma NextAppennino. La vera sfida inizia adesso.»
La Uil sottolinea che la ricostruzione non può limitarsi a interventi edilizi: i territori colpiti soffrivano già prima del 2016 di spopolamento, invecchiamento demografico e carenza di servizi. Per evitare che i borghi ricostruiti diventino «paesi fantasma», il sindacato chiede una strategia di coesione territoriale che privilegi lavoro di qualità e misure attrattive per i giovani, servizi pubblici efficienti (sanità, istruzione, trasporti e mobilità nelle aree interne) e una gestione integrata delle grandi transizioni, inclusi dissesto idrogeologico e cambiamenti climatici.
Tra le priorità indicate figurano il rafforzamento della legalità negli appalti e della sicurezza sui luoghi di lavoro, il contrasto al dumping contrattuale e al lavoro irregolare tramite la piena applicazione dei contratti collettivi nazionali. Il sindacato propone inoltre di valorizzare le competenze maturate nei cantieri inserendole in un piano nazionale di manutenzione del territorio, efficientamento energetico e promozione delle filiere locali.
«Le competenze e le professionalità maturate dai lavoratori in questi anni non vanno disperse» spiega Michele Lombardo. «L’idea è quella di traghettarle subito all’interno di un grande piano nazionale di manutenzione del territorio, efficientamento energetico e valorizzazione delle filiere produttive locali. Senza lavoro di qualità, senza servizi e senza investimenti nelle persone non esiste vera ricostruzione. La rinascita dell’Appennino centrale si compirà solo se saremo capaci di lasciare in eredità un modello di sviluppo stabile e sostenibile.»