Crescita in Abruzzo, la Uil segnala fragilità su salari, investimenti e aree interne

Svimez e Banca d’Italia registrano crescita in Abruzzo, ma la Uil avverte: salari reali in calo, investimenti pubblici inferiori e fragilità nelle aree in-

 

I rapporti recenti di Svimez e della Banca d’Italia restituiscono un quadro di crescita per l’Abruzzo, ma la Uil regionale avverte che i dati nascondono fragilità strutturali che potrebbero compromettere le prospettive future, in particolare nelle aree interne.

L’analisi sindacale sottolinea che l’aumento delle retribuzioni nominali dei lavoratori dipendenti del settore privato in regione (+19,2%) è stato eroso dall’inflazione: in termini reali i salari risultano inferiori dell’11,7% rispetto al 2008. L’incremento dell’occupazione registrato nel 2025 (+0,9%) appare trainato soprattutto dall’aumento dei lavoratori autonomi (+4,8%), più che da una crescita stabile dell’occupazione dipendente.

Sull’investimento pubblico la Uil richiama i dati Svimez che mostrano un forte aumento degli interventi in opere pubbliche tra 2022 e 2025 a livello nazionale (più che raddoppiati in alcune aree), ma segnala che l’Abruzzo registra una crescita cumulata del 42,9% nello stesso periodo, il valore più basso tra le regioni italiane. In quasi tutte le altre regioni, ad eccezione del Trentino-Alto Adige, l’incremento supera il 60% e in diversi casi la spesa più che raddoppia.

La capacità innovativa regionale è un altro elemento di preoccupazione: il confronto proposto dalla Banca d’Italia con trenta regioni europee a caratteristiche simili indica per l’Abruzzo una posizione sotto la media per capitale umano, qualità della ricerca e diffusione di competenze avanzate, fattori che incidono su produttività, competitività e qualità del lavoro.

L’attenzione si concentra in particolare sulle aree interne, dove la combinazione di servizi in riduzione, invecchiamento demografico e spopolamento si accompagna a fragilità economiche delle famiglie, salari bassi e contratti spesso precari. Il Rapporto annuale ISTAT 2026 rileva nelle aree interne abruzzesi un divario fino al 7,5% tra il reddito pro capite atteso e quello effettivamente disponibile, indicatore di un potenziale economico non sfruttato.

Sul fronte dell’accesso al credito, la Banca d’Italia registra nel 2025 un aumento dei finanziamenti alle grandi imprese (+2,5%) e una riduzione per le piccole imprese (-4,6%), una dinamica che può limitare le prospettive di sviluppo del tessuto produttivo locale, soprattutto nelle zone più fragili.

Per affrontare queste criticità la Uil Abruzzo indica la necessità di una strategia integrata per le aree interne: un mix di investimenti pubblici strutturali, uso organico delle risorse europee e nazionali (tra cui la programmazione 2021-2027 della Strategia Nazionale Aree Interne e i fondi strutturali), interventi su infrastrutture digitali come la banda ultralarga, spazi di coworking, incentivi per imprese digitali, servizi sanitari di prossimità (telemedicina, ambulatori mobili, personale sanitario di comunità), investimenti sull’istruzione con campus formativi diffusi e borse di studio vincolate al ritorno nei territori. Secondo la Uil si tratta di misure necessarie per trattenere giovani, competenze e investimenti e per migliorare la qualità del lavoro e dei salari.