Più di 1.000 bambini palestinesi sono stati costretti ad abbandonare le proprie case a causa dell’escalation della violenza dei coloni in Cisgiordania nei primi sei mesi del 2026, con gravi conseguenze sulla loro istruzione, sicurezza e benessere psicologico. Lo dichiara Save the Children, l’Organizzazione che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro.
Il numero di minori sfollati in questo periodo rappresenta circa la metà del totale dei bambini costretti a lasciare le proprie case a causa della violenza dei coloni nell’intero triennio precedente. Tra gennaio 2023 e dicembre 2025, infatti, circa 2.000 bambini erano stati costretti a fuggire per le violenze[1].
Bambini e famiglie palestinesi hanno raccontato agli operatori di Save the Children di vivere in una condizione di costante paura degli attacchi dei coloni appoggiati dallo Stato, che hanno incendiato abitazioni, veicoli e terreni agricoli, attaccato scuole, distrutto o rubato bestiame e compiuto aggressioni violente e intimidazioni con armi da fuoco.
Secondo le Nazioni Unite, il numero degli attacchi dei coloni è aumentato del 45% nella prima metà del 2026 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente[2]: oltre 1.020 episodi sono stati registrati da gennaio, contro i 757 dei primi sei mesi del 2025[3].
L’ONU sostiene inoltre che autorità e forze israeliane sono state direttamente coinvolte negli attacchi dei coloni che hanno causato morti, feriti e sfollamenti tra i palestinesi[4]. L’ultima Commissione d’Inchiesta delle Nazioni Unite ha concluso che la violenza dei coloni è alimentata dallo Stato e resa possibile da una persistente impunità.
Si è registrato anche un forte aumento dei feriti causati dai coloni appoggiati dallo Stato nel 2026: dall’inizio dell’anno circa 569 palestinesi sono rimasti feriti in attacchi di coloni, rispetto agli 832 dell’intero 2025, ai 362 del 2024 e ai 376 del 2023. È stata inoltre segnalata l’uccisione di un minore, un ragazzo di 14 anni che è stato colpito a morte da parte di un colono, nei pressi di una scuola a nord-est di Ramallah.
Oltre alla violenza fisica e alle minacce, dati recenti del West Bank Protection Consortium[5] mostrano che il 70% delle famiglie sfollate ha affermato che le minacce rivolte a donne e bambini, in particolare la violenza sessualizzata, come motivo determinante della fuga.
Anche le scuole sono state prese di mira: dall’inizio del 2026 si sono verificati 13 attacchi di coloni contro scuole della Cisgiordania, con un impatto su circa 700 studenti, secondo l’analisi dei dati dell’Education Cluster effettuata da Save the Children.
“L’aumento degli attacchi dei coloni israeliani non è una sorpresa. Lo è invece il silenzio assordante della comunità internazionale. I bambini palestinesi vivono costantemente nella paura e nel terrore causati dalle forze israeliane e dai coloni. Sono privi di protezione e di strumenti per garantirsi la sicurezza. Questo ciclo di violenza deve cessare”, ha dichiarato Ahmad Alhendawi, Direttore regionale di Save the Children per Medio Oriente, Nord Africa ed Europa orientale.
“La comunità internazionale deve fare pressione sulle autorità israeliane affinché smettano di favorire e alimentare questa violenza, pongano fine agli atti violenti e agli attacchi dei coloni appoggiati dallo Stato e garantiscano che i responsabili siano chiamati a risponderne, oltre a prevedere un pieno risarcimento per le persone colpite. Gli Stati membri dovrebbero vietare il commercio, la cooperazione economica, l’assistenza finanziaria e i servizi che mantengono o sostengono gli insediamenti israeliani illegali nel territorio palestinese occupato. Ciò è coerente con gli obblighi stabiliti dal Parere consultivo della Corte Internazionale di Giustizia del luglio 2024 e rappresenta un passo necessario per porre fine alla sistematica violazione dei diritti fondamentali dei bambini palestinesi”, ha concluso.
Save the Children opera nel Territorio Palestinese Occupato dal 1953 e vi mantiene una presenza permanente dal 1973. L’Organizzazione collabora con partner locali per sostenere i bambini colpiti dalla violenza delle forze israeliane e dei coloni, fornendo beni essenziali e creando spazi sicuri per i minori.
In tutta la Cisgiordania, direttamente e tramite partner, Save the Children sostiene la salute mentale e il benessere psicosociale di bambini e caregiver, garantendo inoltre l’accesso a un’istruzione sicura e inclusiva.
[1] Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA), da gennaio 2023 circa 6.200 palestinesi, tra cui oltre 3.000 bambini, sono stati costretti a lasciare le proprie case a seguito degli attacchi dei coloni e delle conseguenti restrizioni di accesso che hanno colpito 119 comunità. Tra questi, oltre 3.600 sfollati provengono da 46 comunità completamente abbandonate dai loro residenti. Del totale, più di 2.200 persone, tra cui oltre 1.060 bambini, sono state costrette a lasciare le proprie case nel solo 2026. Humanitarian Situation Report | 19 June 2026 | United Nations Office for the Coordination of Humanitarian Affairs – Occupied Palestinian Territory
[2] Humanitarian Situation Report | 19 June 2026 | United Nations Office for the Coordination of Humanitarian Affairs – Occupied Palestinian Territory
[3] Israel must stop killings and home demolitions in occupied West Bank | OHCHR
[4] Palestinians face systematic abuse by Israeli settlers and Hamas alike: Independent investigators | UN News
[5] sexual-violence-and-forcible-transfer-in-the-west-bank-final-compressed.pdf