Case della Comunità: UGL Salute segnala carenza di infermieri e incertezze contrattuali

UGL Salute denuncia il divario tra i 19mila infermieri necessari e i 2mila in servizio per le Case della Comunità, chiedendo chiarezza contrattuale.

Immagine generata con intelligenza artificiale a scopo illustrativo.

Le Case della Comunità sono considerate un elemento fondamentale per la riorganizzazione della sanità territoriale, ma la loro piena operatività richiede la definizione chiara dei ruoli professionali. Gianluca Giuliano, segretario nazionale UGL Salute, evidenzia come la struttura non possa funzionare senza aver chiarito le responsabilità dei professionisti coinvolti nel modello assistenziale. Il sindacato sottolinea l’urgenza di intervenire per garantire che gli operatori siano messi nelle condizioni di operare con competenze e riconoscimenti definiti sin dall’avvio delle attività.

La questione centrale riguarda il ruolo degli Infermieri di Famiglia e di Comunità, la cui presenza è ritenuta indispensabile per la riuscita del progetto. I dati forniti indicano una necessità stimata di circa 19mila infermieri di famiglia e comunità per dare piena attuazione al modello. Attualmente, tuttavia, sono in servizio appena 2mila professionisti, evidenziando un divario numerico significativo.

Giuliano esprime preoccupazione per l’incertezza che persiste su funzioni, responsabilità, organizzazione e riconoscimento professionale di questa figura. Il sindacato contesta l’idea di avviare le strutture chiedendo agli infermieri di assumere nuove responsabilità nella presa in carico sul territorio, rinviando al contempo la definizione del loro inquadramento contrattuale. Secondo l’UGL Salute, si tratta di un paradosso che non può essere accettato, poiché non è possibile chiedere ai professionisti di attendere il prossimo rinnovo contrattuale per conoscere il proprio effettivo ruolo.

È necessario intervenire immediatamente per definire competenze, autonomia professionale, dotazioni organiche e percorsi di valorizzazione economica. L’Infermiere di Famiglia e di Comunità deve essere centrale nella prevenzione, nella gestione della cronicità, nella presa in carico delle fragilità e nell’assistenza domiciliare. Questa figura deve operare in stretto raccordo con gli altri professionisti della rete territoriale per garantire un’assistenza efficace.

Il rischio, secondo il segretario, è inaugurare strutture senza aver costruito un modello organizzativo chiaro e sostenibile. Gli infermieri non possono essere trattati come una variabile da sistemare a posteriori, ma devono essere professionisti adeguatamente formati, numericamente sufficienti e riconosciuti per il valore del lavoro svolto. L’UGL Salute chiede l’apertura di un confronto immediato per superare le attuali incertezze e rafforzare la sanità territoriale.

L’obiettivo è ridurre la pressione sugli ospedali e garantire ai cittadini una presa in carico più vicina ai loro bisogni. Le Case della Comunità devono diventare luoghi di cura realmente funzionanti, sostenuti da professionisti valorizzati e messi nelle condizioni di esercitare pienamente il proprio ruolo.