Il ritorno alle origini: come i luoghi dell’infanzia influenzano la salute mentale

La psicoanalista Adelia Lucattini spiega come tornare nei luoghi dell’infanzia attivi risonanze emotive profonde, rafforzando l’identità e la continuità ps

 

Ritornare nei luoghi in cui si è nati o cresciuti non è un semplice spostamento geografico, ma un’esperienza psicologica complessa. Questo tipo di viaggio, spesso sottovalutato come mera nostalgia, attiva profonde risonanze emotive e permette di confrontare il sé attuale con quello del passato. La psicoanalista Adelia Lucattini, Membro Ordinario della Società Psicoanalitica Italiana (SPI) e Full Member dell’International Psychoanalytical Association (IPA), spiega come questo percorso possa arricchire la vita e dare nuovo vigore ai progetti e alle relazioni.

In un’epoca caratterizzata da cambiamenti rapidi e legami talvolta fragili, tornare alle proprie radici aiuta a ritrovare un senso di continuità e appartenenza. I luoghi della storia familiare custodiscono non solo ricordi, ma anche atmosfere e relazioni che hanno contribuito a costruire l’identità personale. Dal punto di vista psicoanalitico, il ritorno riattiva rappresentazioni profonde di sé e dei legami originari, rimettendo in comunicazione ciò che si è stati con ciò che si è oggi.

Uno studio pubblicato sul Journal of Environmental Psychology (2026) conferma che rivivere i luoghi a cui si è profondamente legati rafforza la percezione di coesione interna e il significato della propria vita. A livello psicologico, l’incontro con i luoghi dell’infanzia può far riaffiorare una parte di sé che sembrava lontana. Strade, case, paesaggi e odori riaccendono ricordi ed emozioni rimasti sullo sfondo, permettendo al passato di tornare a essere vissuto interiormente attraverso lo sguardo dell’adulto.

Questo incontro tra il sé di allora e quello di oggi ha un valore trasformativo, poiché permette di percepire i cambiamenti e riconoscere le continuità profonde nell’identità. Talvolta, consente di dare un significato nuovo a esperienze che, quando furono vissute, non potevano essere comprese pienamente, come evidenziato da Current Research in Ecological and Social Psychology (2025). I benefici emotivi di questo viaggio sono intensi, poiché i luoghi conservano presenze, affetti e momenti difficili che hanno plasmato la persona.

Rivederli restituisce un senso di appartenenza, unendo ciò che si era a ciò che si è diventati. Tuttavia, il ritorno non è sempre dolce: può commuovere, sorprendere o ferire, ma anche la nostalgia e l’ambivalenza diventano strumenti per integrare parti importanti della propria vita, secondo quanto riportato da Applied Psychology. Health and Well-Being (2025).

Gli stimoli sensoriali, come odori e suoni, hanno un accesso immediato alla memoria autobiografica, riattivando l’atmosfera emotiva dei ricordi. Questi elementi facilitano il recupero di immagini e momenti felici, soprattutto se carichi di forte valenza personale. Visitare i luoghi della giovinezza può anche essere un’occasione per disconnettersi dal digitale, riducendo l’urgenza di fotografare e condividere sui social.

Restare disconnessi permette di riportare l’attenzione all’esperienza sensoriale e al mondo interiore, come suggerito da iScience (2026). Esiste una differenza fondamentale tra il ricordo nostalgico e l’esperienza fisica del ritorno. Il ricordo tende a idealizzare il passato, mentre il confronto con la realtà presente rimette in movimento ciò che era rimasto immobile.

La distanza tra il luogo ricordato e quello ritrovato favorisce un’elaborazione più profonda, osservata dalla posizione psichica dell’adulto, come indicato da The Psychoanalytic Quarterly (2020). Esistono anche aspetti critici: tornare in luoghi importanti può far riaffiorare tristezza, senso di perdita o vecchie ferite. Questo può essere destabilizzante, ma offre l’opportunità di comprendere meglio vissuti rimasti in sospeso e integrarli nella propria storia con maggiore consapevolezza.

In alcuni casi, questo processo può portare a considerare un percorso psicoanalitico per esplorare le proprie origini, come riportato da International Journal of Psychoanalysis (2020). Condividere il viaggio con il partner o la famiglia di procreazione trasforma i racconti in un patrimonio emotivo comune. Vedere insieme i luoghi delle origini aiuta a comprendere i legami e l’ambiente affettivo da cui si proviene, creando una memoria familiare transgenerazionale che rafforza gli affetti e il senso di appartenenza, secondo Memory (2025).

Per chi pianifica un turismo di ritorno, è consigliabile prestare attenzione ai dettagli sensoriali e accogliere anche le emozioni meno piacevoli. Lasciare da parte lo smartphone per qualche ora permette di vivere il momento senza interferenze, riconoscendo che il passato può apparire diverso ma aiuta a capire meglio se stessi. Concedersi questi viaggi nel tempo favorisce un abbraccio simbolico con i propri affetti, di oggi e di allora.