Il settore del lavoro domestico in Italia registra un tasso di irregolarità che nel 2024 è tornato al 50%, secondo le elaborazioni dell’Osservatorio DOMINA basate su dati ISTAT. Questa percentuale è quasi cinque volte superiore alla media nazionale, che si attesta al 10,3%, e supera di gran lunga i dati dell’agricoltura (21,2%) e della manifattura (5,2%). Il fenomeno evidenzia la fragilità di un comparto cruciale per l’assistenza agli anziani e la cura delle persone non autosufficienti, un equilibrio che rischia di essere compromesso dall’accelerazione dell’inflazione e dal conseguente aumento dei costi per le famiglie datrici di lavoro e per i minimi retributivi contrattuali.
La serie storica mostra un’inversione di tendenza: dopo il calo al 45,7% nel 2020, il tasso di irregolarità è risalito progressivamente, passando dal 45,8% del 2021 al 47,1% del 2022, fino al 48,8% del 2023 e al 50% del 2024, con un incremento di 4,2 punti percentuali in tre anni. Parallelamente, l’occupazione dichiarata si sta restringendo: nel 2025 i lavoratori domestici registrati all’INPS sono scesi a 804.464, con una diminuzione di 18.632 unità rispetto al 2024 e una contrazione complessiva di oltre 172 mila unità rispetto ai 977.244 del 2021. Anche il numero di famiglie datrici di lavoro registrate è in calo, passando da oltre 1,04 milioni nel 2021 a 890.515 nel 2025, con una perdita complessiva di oltre 30 mila presenze tra lavoratori e datori nell’ultimo anno.
Applicando l’ultimo tasso di irregolarità disponibile ai dati INPS del 2025, l’Osservatorio DOMINA stima circa 805 mila lavoratori irregolari e 891 mila datori di lavoro fuori dal sistema regolare. Il bacino complessivo del settore raggiungerebbe così 1,61 milioni di lavoratori e 1,78 milioni di datori di lavoro, per un totale di quasi 3,4 milioni di persone coinvolte. Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA, ha dichiarato: «Il lavoro nero nel settore domestico resta un costo insostenibile per tutti. L’irregolarità è un freno che nega tutele ai lavoratori, espone le famiglie a rischi legali e impoverisce lo Stato. Servono incentivi alle famiglie per rendere il lavoro regolare maggiormente conveniente e sostenibile». Le stime preliminari ISTAT indicano che a settembre 2026 l’inflazione è salita al 4,2% su base annua, dal 3,3% di agosto, un fattore che comprime il bilancio domestico e si riflette sui minimi retributivi attraverso il meccanismo di aggiornamento annuale previsto dal CCNL.
Per DOMINA, senza interventi di sostegno, il rischio è un ulteriore aumento del sommerso, anche attraverso la dichiarazione di meno ore rispetto a quelle effettivamente lavorate. L’associazione propone tre misure per rendere conveniente la regolarità: un cashback sul lavoro domestico, riconosciuto come credito pari a una percentuale dei contributi INPS versati e crescente con la durata del rapporto; una detrazione IRPEF del 10% dell’intera spesa per stipendi e contributi, senza tetto di spesa né limiti di reddito, con pagamenti mediante bonifici dedicati, che su un costo annuo di 21.120 euro garantirebbe un beneficio di 2.112 euro; e un incentivo collegato alla NASpI, consistente in una mensilità dell’indennità trasferita alla famiglia che assume regolarmente un lavoratore percettore di NASpI, utilizzabile per i contributi e riconosciuta dopo il primo anno se il rapporto prosegue. La richiesta è di affiancare ai controlli strumenti economici capaci di favorire l’emersione, garantendo più tutele ai lavoratori, maggiore sicurezza alle famiglie e nuove entrate fiscali e contributive.





Commenti
Contribuisci al confronto in modo rispettoso e pertinente.