Un quadro preoccupante emerge dall’analisi condotta nell’ambito del progetto europeo BRAVE-WOW, coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità. I risultati, basati su un campione di oltre 2.100 operatori sanitari italiani, evidenziano criticità significative nelle condizioni di lavoro all’interno del Servizio Sanitario Nazionale. Il focus si concentra non solo sulle aggressioni fisiche e verbali, ma anche su dinamiche interne più sottili e pervasive che incidono sul benessere psicofisico del personale.

Gianluca Giuliano, Segretario Nazionale di UGL Salute, ha commentato gli esiti del report sottolineando come la realtà quotidiana degli operatori includa una forma di violenza silenziosa: la svalutazione sistematica del lavoro. Secondo i dati, questa dinamica colpisce regolarmente un operatore su sei, contribuendo a un clima di delegittimazione che, sommato al sovraccarico di lavoro e al sovraffollamento, spinge il personale verso il rischio burn out. Il sindacato evidenzia come la percezione di normalità riguardo alla svalutazione delle competenze e all’esclusione dai processi decisionali sia inaccettabile.

Quando la violenza diventa ricorrente, la fonte principale non è più l’utenza, ma il contesto interno e i rapporti gerarchici. I dati mostrano che solo il 39,2% degli operatori ritiene che l’azienda risponda in modo efficace a denunce e segnalazioni, mentre appena il 31,9% vede misure di prevenzione concrete. I servizi di supporto psicologico, legale e di counselling risultano ridotti al lumicino, specie negli ospedali.

UGL Salute chiede interventi strutturali e risposte credibili, andando oltre la semplice ascolto dei lavoratori. È necessario contrastare il sovraccarico di lavoro, valorizzare il merito senza discriminazioni di genere e garantire presidi di supporto effettivi. Senza la tutela delle condizioni psicofisiche dei professionisti, il sistema sanitario rischia di crollare sotto il peso del burn out e dell’abbandono.