Donald Trump ha raggiunto un’intesa con la Russia per la fornitura di gasolio, una decisione presa dopo che Volodymyr Zelesnky non ha accolto le ripetute richieste americane di cessare gli attacchi alle raffinerie di petrolio russe. Secondo quanto riportato da Axios, un funzionario statunitense ha dichiarato che il presidente ucraino sta valutando male la situazione, compromettendo la fiducia costruita negli ultimi sei mesi. L’amministrazione americana sosteneva che la sospensione unilaterale degli attacchi fosse necessaria per evitare l’aumento dei prezzi dell’energia negli Stati Uniti.

I colloqui si sono svolti venerdì 9 ottobre a Miami, dove i negoziatori ucraini hanno incontrato Steve Witkoff e Jared Kushner per circa otto ore. Durante l’incontro, gli inviati di Trump hanno informato la delegazione ucraina della telefonata tra il presidente americano e Vladimir Putin e della conseguente rimozione delle sanzioni sul diesel russo. Una fonte ucraina ha riferito che gli americani avrebbero minacciato di sospendere la fornitura di intelligence nel caso in cui Kiev continuasse a ignorare le richieste, una versione smentita da Washington, che ha precisato di aver semplicemente illustrato i problemi causati dagli attacchi.

Prima dell’accordo con Mosca, le trattative a Miami si erano concentrate sulle garanzie di sicurezza e su nuove proposte per soluzioni territoriali. Volodymyr Zelensky ha reagito criticamente, affermando che l’attuazione dell’intesa sul petrolio fornirà alla Russia risorse finanziarie aggiuntive per il conflitto. Il presidente ucraino ha denunciato che l’accordo alimenta Vladimir Putin, consentendogli di condurre una guerra più intensa, e ha accusato la delegazione ucraina in Florida di essere stata usata come facciata.

Il vice primo ministro russo responsabile dell’energia ha confermato le quantità annunciate da Trump: Mosca fornirà 300mila tonnellate di gasolio già a ottobre, 500mila a novembre e un milione a dicembre.