TERREMOTI: Ines e Sergio Albergamo, dirigenti del Centro Studi Scienze Naturali – Roma, intervistati da Gloria Capuano

– E’ assodato che tutto il mondo siede su una polveriera? Di che si tratta? In realtà, Ia “vivacità” del pianeta terra comporta, per Ia vita ospitata, compreso l’ultimo arrivato, l’Uomo, una serie di incognite e di reali problematiche che debbono essere affrontate giorno dopo giorno, a! costo di una serie infinita di adattamenti, attraverso […]

– E’ assodato che tutto il mondo siede su una polveriera? Di che si tratta?

In realtà, Ia “vivacità” del pianeta terra comporta, per Ia vita ospitata, compreso l’ultimo arrivato, l’Uomo, una serie di incognite e di reali problematiche che debbono essere affrontate giorno dopo giorno, a! costo di una serie infinita di adattamenti, attraverso i quali gli esseri viventi hanno cercato di sopravvivere anche nelle condizioni più avverse. La realtà è che la Terra “vive” la propria esistenza nell’ambito di una logica che quasi sempre contrasta violentemente con quella del mondo umano, animale e vegetale. L’Uomo può riuscire, in alcuni casi, a modificare a proprio vantaggio un limitatissimo numero di ambienti: costruire città, ponti, strade e autostrade, porti, dighe gigantesche, perforare montagne con gallerie the possono svilupparsi anche sotto il livello del mare, coltivare spazi immensi, tagliare istmi e creare canali navigabili, volare nello spazio, andare sulla Luna, ecc. ecc., ma non potrà mai interferire nelle dinamiche che governano i comportamenti viscerali del nostro pianeta che, a loro modo, ignorano Ia presenza dell’umanità e potrebbero spazzarla via in un attimo e per sempre. E se l’Uomo dovesse scomparire, 1e albe, i tramonti, il vento Ia pioggia, i terremoti, i vulcani continuerebbero ancora nei milioni di anni a caratterizzare Ia Terra. Dunque Ia nostra permanenza, e non solo la nostra , è strettamente dipendente da un consenso della Terra, insomma da un consenso geologico, o, in casi rari ma non troppo, anche da un consenso per cosi dire spaziale, ovvero, dall’impatto di asteroidi, comete, meteore, ma questo è un altro argomento.– E’ doveroso o sconsigliabile che. la gente, ovunque, ne sia consapevole?

-I1 terremoto è un fenomeno naturale e quindi è doveroso che i cittadini siano preparati all’eventualità che esso possa verificarsi. Purtroppo manca generalmente,” una coscienza scientifica diffusa” e il cittadino impreparato potrebbe non comprendere certi meccanismi. Ad esempio: come far capire che un terremoto (tanto per restare in argomento) si potrà, anzi sicuramente, si ripeterà ancora? La gente dimentica, non ha la capacità di immagazzinare, o meglio di fare tesoro delle esperienze negative del passato e va a insediarsi nei territori che dovrebbero rimanere proprietà dei signori eventi naturali. Certo, è da considerare che non è semplice, per i non addetti ai lavori, entrare in logiche particolari come, ad esempio, avere cognizione degli abissi di tempo che caratterizzano gli eventi e le dinamiche geologiche, e come è altrettanto difficile far capire che un vulcano cosi detto “spento”, in relazione alla propria scala temporale, sta facendo un sonnellino, mentre per noi mortali trascorrono tempi lunghissimi, centinaia, migliaia di anni e nessuno si rende conto, ad esempio, della pericolosità di quel rilievo montuoso, magari un po’ irrequieto, che, di tanto in tanto, fa udire i propri umori con tremolii. mentre le abitazioni continuano a crescere sulle sue pendici. Poi improvvisamente si “sceta“come dicono i napoletani e, in certi casi, si salvi chi pub: Le antiche città di Pompei e di Ercolano ne sono la dimostrazione. Allora, vivere nell’ignoranza? O essere tutti dotti e “dannarsi” ad un minimo segnale, che potrebbe poi non risultare di alcuna pericolosità? I giapponesi, tanto per fare un esempio, sono bene addestrati ad affrontare situazioni d’emergenza come i terremoti (vivono in una terra ingrata e ballerina, un po’ come noi qui in Italia) a continuamente tutti, bimbi e adulti, si allenano in massa durante Ia simulazione di eventi catastrofici. Chi vive in aree a rischio terremoti, deve imparare a convivere con essi, cioè deve conoscere le migliori difese per ridurre le vittime e i danni e deve essere consapevole che dove si è già verificato un sisma catastrofico in passato è molto probabile che si ripeta in futuro. I tempi geologici non sono quelli della vita umana ed il tempo di ritorno di un terremoto catastrofico, nella medesima zona, potrebbe essere nell’ordine di varie decine, centinaia o anche migliaia di anni.

Quale misura protettiva è prioritaria, la piena consapevolezza di cui sopra con le elementari accortezze per non rimanere vittime o la prevenzione a tutto campo?

-Ambedue i settori, quello della piena consapevolezza di un possibile evento sismico e le conseguenti elementari difese di protezione personale, nonché Ia prevenzione, in particolare per quanto riguarda la progettazione di costruzioni antisismiche, il rinforzamento di quelle già esistenti, e il miglioramento del livello di preparazione a gestire un’emergenza sismica, compito degli enti locali, sono ugualmente prioritari. Sono necessari corsi di addestramento affidati alle Protezioni Civili locali, enti, attualmente, non sempre efficienti ad intervenire preventivamente e ogni qualvolta si verifichi una catastrofe. Piena informazione ed esercitazioni a cominciare dagli asili e scuole elementari, affinché ognuno acquisisca la consapevolezza che, nel corso della propria vita, eventi sismici potrebbero verificarsi

–Qual è il limite oltre il quale non c‘è consapevolezza che tenga così come gli accorgimenti salvavita imparati? In altre parole è giocoforza informare anche e su 1‘ ineluttabile? O è verosimilmente praticabile un’evacuazione di massa? Esistono esempi?

– Le evacuazioni di massa non sempre sono consigliabili, per il semplice fatto che l’evento catastrofico temuto potrebbe annunciarsi, ma non verificarsi o viceversa: non annunciarsi e verificarsi. Che fare? Le autorità preposte si trovano “tra l’ incudine e il martello”; se tacciono e Ia catastrofe si verifica, oppure se danno l’allarme e non accade nulla, le conseguenze consisterebbero, in ambedue i casi, in spese enormi e probabili vittime per il caos creato dal panico. (Si calcola, ad esempio, che qualora nei paesi intorno al Vesuvio, ove vivono circa 750.000 persone, ci fosse un allarme e un ordine di evacuazione, i morti per la confusione e per gli infarti supererebbero Ia 100.000 unità).Pertanto ci si trova sempre in un gran dilemma, perché attualmente Ia previsione di un sisma non è tecnicamente possibile; c’è soltanto da augurarsi che in un prossimo futuro possa diventare una realtà. La sequenza di scosse di bassa magnitudo registrate nell’aquilano non potevano essere considerate elemento precursore di un forte evento.

La popolazione deve conoscere la situazione geologica del territorio e le caratteristiche degli edifici in cui vive e sapere che, con 1’applicazione di determinati criteri antisismici può, generalmente, sentirsi sicura, inoltre, deve essere allenata a un’eventuale evacuazione di massa, come avviene in Giappone e in alcuni centri della California. Anche a Napoli si simulano evacuazioni di massa da rischio vulcanico.

-Che cosa impedisce l’evacuazione quando non sono in gioco milioni di individui ma un numero di modeste proporzioni?

-Spesso le persone rifiutano il consiglio di evacuare per incredulità o attaccamento alle proprie cose. Si potrebbe ricorrere all’evacuazione forzata in caso di certezza di un evento grave.

-Nel caso abruzzese che cosa è mancato per evitare il tragico bilancio di trecento decessi, uccisi dal sisma o da carenze di altro tipo?

– I danni provocati dal sisma abruzzese del 6 aprile 2009 sono il classico esempio della superficialità degli Enti locali responsabili della sicurezza civile; Enti ai quali era stata sottoposta, dalla Commissione Grandi Rischi, la mappatura precisa degli interventi agli edifici collocati nell’area a maggior rischio, evidenziando la necessità di verificare le controsoffittature, i camini, i cornicioni, ecc., in condizioni precarie, mappa voluta dal governo, forse sottovalutata. Allarmi erano stati annunciati dai giovani alloggiati alla Casa dello studente, dove si erano verificate anomalie nella struttura, causate da sciami sismici di ridotta entità, anomalie significative riguardo la sicurezza. Purtroppo tutto è stato ignorato dalle competenti Autorità locali, eppure, le cronache storiche testimoniano i vari eventi avvenuti in passato nel territorio, come ad esempio quelli del 1315, 1439, 1456, 1461, 1703 che distrussero o danneggiarono gravemente L’Aquila (da Natura Nascosta, numero 38, 2009 ). Si hanno notizie di terremoti anche dai tempi dell’Impero Romano e del Periodo Repubblicano, nonché di eventi precedenti “scritti” nella morfologia del territorio: faglie, fratture, scalini rocciosi testimoni di rigetti causati da bruschi movimenti della componente litologica. E’ da considerare che la città giace su un terreno costituito dall’ex fondo di un lago del Quaternario (inizio era Quaternaria o Neozoica circa 1,8 milioni di anni fa ), quindi su un terreno incoerente, scomponibile da scuotimenti tellurici.

Il terremoto che ha colpito L’Aquila non costituisce una novità e, data la situazione tettonica dell’area, è ragionevole non ignorare l’eventualità di ulteriori eventi sismici.

– Si è trattato d’assenza di previsione o di prevenzione o di educazione finalizzata a conoscere e convivere con i terremoti? 0 non piuttosto dell’inesistenza di un oculato e categorico rifiuto di licenze di costruzione senza caratteristiche progettuali antisismiche?

– Il Consiglio Nazionale delle Ricerche, con il “Progetto finalizzato Geodinamica” ha provveduto a classificare il territorio nazionale sulla base dei dati sismici disponibili in letteratura e delle caratteristiche geologiche rilevate e ha evidenziato le aree dove “per legge” debbono essere presi provvedimenti contro gli effetti dei terremoti, non sempre osservati. Attualmente non è possibile la previsione e l’unica prevenzione consiste nel progettare edifici antisismici al fine di evitare catastrofi. Le licenze di costruzione e il controllo sui materiali e le tecniche sono compito e responsabilità degli Enti locali.

– O è da imputare alla trascuratezza e/o all’incompetenza una inadeguata valutazione de terremoto già in corso, visto che alla gente sono giunti contrastanti inviti, dall’ “abbandonare le abitazioni al “non uscire di casa”?

– Quando si verificano i cosi detti sciami sismici di lunga durata, generalmente si suppone trattarsi di fenomeno che facilita lo “scarico” di energia accumulata nel tempo nella compagine rocciosa. Il tremolio, quasi continuo, di solito assume il significato di dissipazione dell’energia. Nessuno, nel caso specifico della zona aquilana, poteva sospettare un’improvvisa accelerazione, come purtroppo è avvenuto. L’ostacolo che impediva un tranquillo scorrimento delle due parti rocciose interessate, ha posto resistenza per un certo periodo di tempo, poi l’improvviso cedimento ha provocato il sisma catastrofico del 6 aprile 2009, i cui effetti sono stati percepiti per un ampio raggio, Roma compresa. Numerosi terremoti, che in passato hanno recato gravi danni a questa città, sono da imputare anche a sollecitazioni telluriche provenienti dal territorio aquilano (da: Storia archeologica e sismologia 1989, INGV). Per ridurre al minimo i danni ed evitare vittime occorrono, come già detto, costruzioni antisismiche e addestrare la popolazione a difendersi dagli effetti del terremoto. Per quanto riguarda restare nella propria abitazione o abbandonarla in fretta, è da considerare che, se si abita in condomini a più livelli, dove le uniche vie di fuga sono le scale o gli ascensori, queste sono generalmente le prime due strutture a cedere e crollare, quindi è bene trovare rifugio sotto i tavoli, i letti o al riparo dalla caduta degli oggetti, restare in piedi sotto gli archi delle porte, gli architravi, vicino ai muri maestri o negli angoli delle stanze, perché nel caso di crollo dei pavimenti, gli angoli solitamente, rimangono quali anguste mensole sospese. Fuggire poi immediatamente nel momento di pausa e raggiungere un’area aperta, uno spazio dove difendersi dalla caduta di vasi di fiori, tegole, calcinacci, cavi elettrici, ecc.. E’ più facile cercare la sicurezza per chi abita in piccole strutture.

-Ma se è vero che tutto il mondo vive su una polveriera non da oggi, almeno nei Paesi più avanzati, non dovrebbero già essere in atto comuni misure di prevenzione?

-Il modello della tettonica a zolle ci dimostra che i terremoti si addensano lungo aree preferenziali, che sono quelle in cui le zolle interferiscono tra loro. Le aree delta terra maggiormente a rischio sono la così detta “Cintura di fuoco” nell’Oceano Pacifico; altre zone di estrema instabilità sono la California, il Giappone, la fascia Pirenei, Alpi, Dinaridi, Grecia, Turchia, ecc.. L’Italia, tranne la Sardegna, è una di queste zone. Esistono normative per rendere minimi gli effetti di un evento sismico sulle persone e sulle costruzioni, ma non sempre vengono applicate, perché, in genere, la società dimentica il vissuto o l’informazione e si agita e si prodiga solo nel momento di crisi.

– Che cosa é che manca, la giusta informazione dei politici e/o la sensibilità al problema?, l‘inadeguatezza economica dei cittadini e/o dei governi?

– La ricerca che ha come obiettivo la difesa dai terremoti è in continua evoluzione ed è basata su uno studio che evidenzi la relazione dei medesimi e le strutture geologiche e la relativa ingegneria antisismica. Purtroppo la spesso lamentata situazione economica dei governi regionali, provinciali e comunali e quella del singoli cittadini non permettono un’efficace applicazione della legge circa le costruzioni antisismiche. E’ da considerare che spesso le lamentate scarse finanze sono da imputare soltanto alle scelte non prioritarie dei responsabili. E per ricordare uno del tanti casi eclatanti finanziati con denaro pubblico è il corso preparatorio per partecipare alla scelta televisiva per il ruolo di veline, invece che ad esempio alla raccolta dei rifiuti e alla generale igiene della città, ecc..

– O piuttosto quali drastiche iniziative e regole sono da adottare contro i soliti interessi speculativi che mirano a maggiori guadagni con il minor costo, fatto ancora più grave quando interessano edifici di pubblica utilità (scuole, ospedali, o, come è accaduto nel capoluogo Abruzzese, alloggi per studenti!)

– Le aree ritenute maggiormente esposte a rischio terremoti, ripetiamo, sono soggette, per legge, a costruzioni antisismiche. Purtroppo, spesso mancano i controlli delle Autorità locali preposte. In particolare mancano i controlli sugli appalti per gli edifici pubblici, dove può concentrarsi la maggiore speculazione. Oggi, sia la maggior parte del cittadini, dei media e dei politici sono coinvolti da ben altri argomenti, di cui alcuni di scarso spessore culturale, se non di banalità.

– E’ o non è vero che in Europa l’Italia é il territorio più esposto al rischio sismico? E’ opportuno, o non, diffondere questo spiacevole primato (ne soffrirebbe il turismo o che altro ancora?, e sarebbero comunque remore accettabili?).

– Il terremoto viene classificato in base all’energia rilasciata e alla relativa struttura geologica del territorio in cui si verifica, quindi può accadere che la massima magnitudo storicamente registrata provochi catastrofe in un’area e danni minori in un’altra. E’ anche da considerare che una sequenza di scosse di bassa magnitudo, come verificatosi per vari mesi nell’aquilano, non può essere ritenuta precursore di un forte evento. In Europa, l’Italia è il territorio a maggior rischio sismico e gli abitanti devono esserne informati, perché comprendano la necessità di costruire i nuovi edifici e rafforzare quelli vecchi in modo da poter resistere a ogni calamità, come stabilisce la legge. La Protezione Civile locale deve organizzare corsi di addestramento, come si sta già realizzando molto bene nell’area vesuviana (il vulcano più pericoloso del mondo, causa le scellerate costruzioni sulle sue pendici, con una densità di popolazione di circa 750.000 persone). Insediamenti a rischio sono anche quelli costruiti sui greti dei fiumi e dei torrenti perché, in occasione di nubifragi, le acque possono facilmente trasformarsi in micidiali assassine. Questo quadro geologico non nuoce al turismo, il cui richiamo é dovuto proprio a quelle straordinarie bellezze, a quei paesaggi incantevoli (Catena Alpina, Appenninica, isole) create dalle dinamiche tettoniche sopra citate e che comportano, purtroppo, fasi telluriche.

– E’ vero o non é vero che i terremoti non sono prevedibili? Non sarebbe utile un sistematico rilevamento del radon nelle zone più sensibili, sempre che questo gas sia idoneo allo scopo?

– Come già. detto, in Italia si è provveduto a classificare il territorio sulla base dei dati sismici conosciuti, e delle caratteristiche geologiche. La previsione basata sull’osservazione di vari fattori poco scientifici (orientativi, ma molto poco affidabili), quali leggere scosse sismiche, variazione della conduzione elettrica e del magnetismo delle rocce, variazione dei flussi di sorgenti sotterranee, variazioni di temperatura non stagionali, rilevamento del Radon, un gas da lungo tempo studiato senza giungere a soluzioni utili., tutti elementi che, comunque, non offrono una corretta previsione del luogo preciso e della forza che potrebbe avere 1’eventuale terremoto. E’ da dire che la previsione non è un’alternativa alla prevenzione, ma ambedue potrebbero costituire una buona difesa. Con un valido servizio della Protezione Civile locale, oggi è possibile non determinare la fuga dalle città, ma mettere in stato di preallarme impianti industriali chimici, centrali elettriche, grandi dighe, grossi viadotti, strutture tecnologicamente avanzate, ma che possono essere considerate, sotto l’azione sismica, più pericolose delle centrali nucleari stesse, ecc., e in particolare, mettere in preallarme le Autorità responsabili della protezione civile locale. Attualmente, non è possibile prevedere il terremoto, ma su base nazionale e internazionale si sta conducendo una efficace organizzazione di ricerca, che si spera possa dare presto certezze al riguardo. E’ crescente l’interesse dell’osservazione dei precursori sismici attraverso i satelliti, un settore in partenza, in cui ha già investito la Francia e vi si sta avviando anche la Cina. Si ê ancora in fase esplorativa, ma considerato l’alto rischio a cui siamo tutti soggetti, non si deve lasciare nulla di intentato. E’ stata elaborata dal Centro EISMIC una mappa di vulnerabilità, suddivisa, per classi di rischio con una risoluzione a scala comunale, riferita alla Campania, ma poi allargata a tutto il territorio italiano. La mappa riguarda soltanto la previsione dell’eventuale danno potenziale.

– E’ vero o non è vero che L’Aquila continuerà per cinque anni ancora a patire un pù o meno rischio sismico? Le Istituzioni sono adeguatamente informate e preparate a tale previsione? Gli esperti sono adeguatamente e continuamente collegati con le autorità politiche anche in apparente silenzio sismico? Sanno gli esperti di essere unico ponte tra la realtà del luoghi, quindi a protezione dei cittadini, e 1e decisioni politiche che essi dovrebbero seguire e controllare?

– L’Aquila non continuerà per cinque anni a subire rischi sismici, ma li subirà per millenni, con pause più o meno lunghe: di decine, centinaia o anche migliaia di anni. Fenomenologia da non assimilare alle cosi dette “repliche di assestamento”, ma ai tempi geologici necessari al rilascio dell’energia, che si va accumulando lungo piani di frattura sui quali le masse rocciose si spostano lentamente. Generalmente i forti terremoti in Abruzzo hanno periodi di ritorno molto lunghi e molte sequenze, in tempi recenti, non si sono risolte in eventi disastrosi ,e non possono essere considerate fenomeni precursori. In genere, più tempo passa dalla fine di un grande rilascio di energia e dallo sciane sismico conseguente, come avvenuto il 6 aprile 2009 nell’area aquilana, più si accumula nuovamente energia nel segmento di faglia che ha generate l’evento catastrofico e più aumenta la probabilità di un altro sisma di elevata magnitudo. Il tutto si collega ai movimenti tettonici che hanno date origine alla Catena Appenninica, ancora oggi in fase di elevazione e di convergenza Est. E’ stato rilevato che a un terremoto catastrofico, generalmente, ne potrebbero seguire altri, in un arco di tempo abbastanza breve, su altri vari segmenti delta stessa faglia. Tecnicamente si parla di “apparente silenzio sismico”, perché in realtà, a livello strumentale, non esiste pausa. La Terra trema più o meno intensamente perché è un pianeta che vive, diversamente sarebbe un pianeta così detto “morto”. In Italia esistono diverse stazioni di rilevamento sismico locali, gestite da Enti pubblici o Università, a fini prevalentemente scientifici. La rete sismica nazionale è gestita dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e copre, con numerose stazioni di rilevamento, tutto il territorio nazionale, stazioni che sono tutte collegate, via cavo telefonico o via radio con il centro di registrazione nella sede dell’Istituto. Qui, il sisma viene localizzato geograficamente, viene determinata la magnitudo, e la profondità locale (epicentro) e immediatamente vengono allertate tutte le autorità preposte alla sicurezza civile. Il terremoto, prima o poi ritorna, quindi tutti devono avere conoscenza di questo fenomeno naturale, in particolare coloro che vivono in aree sismiche. Le Istituzioni pubbliche locali devono essere in grado di gestire le emergenze, avere personale qualificato, mezzi per un lavoro preventivo e di intervento qualora se ne verifichi la necessità.

Fin qui l’intervista, ma i due ricercatori hanno consigliato l’opportunità di offrire un quadro d’insieme della geologia dell’Appenino perché indispensabile per capire o intuire di che cosa stiamo parlando. Per tale ragione invito il lettore a scorrere le pagine che seguono senza farsi cogliere dallo sgomento a causa del linguaggio specialistico. Nonostante l’inaccessibilità del testo per mia esperienza posso dire che si finisce per percepire l’enorme portata di questa non comune conoscenza.

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Una replica a “TERREMOTI: Ines e Sergio Albergamo, dirigenti del Centro Studi Scienze Naturali – Roma, intervistati da Gloria Capuano”

  1. alessandra ha detto:

    vorrei sapere del 11 maggio…e vero che ci sarà il terremoto….e possibile dare una data…..

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