La Cina è vicina

E’ fatta di “i.light”, il nuovo “cemento trasparente” messo a punto da Italcementi, su richiesta del progettista Giampaolo Imbrighi e del commissario generale italiano per l’Expo di Shanghai, Beniamino Quntieri, composto di 3.774 pannelli, per un peso di 189 tonnellate ed una superficie di 4.000 metri quadrati, il padiglione italiano all’Expo di Shanghai, partita il […]

E’ fatta di “i.light”, il nuovo “cemento trasparente” messo a punto da Italcementi, su richiesta del progettista Giampaolo Imbrighi e del commissario generale italiano per l’Expo di Shanghai, Beniamino Quntieri, composto di 3.774 pannelli, per un peso di 189 tonnellate ed una superficie di 4.000 metri quadrati, il padiglione italiano all’Expo di Shanghai, partita il 1° maggio e già definita l’Expo dei record, con un’attesa di 70 milioni di visitatori,  192 paesi partecipanti, 48 organizzazioni internazionali, 5 padiglioni tematici e oltre 5 kmq di area espositiva. Una manifestazione di portata storica, nella quale l’ Italia gioca un ruolo da protagonista, con un programma di eventi pensati per raccontare ad un pubblico internazionale le eccellenze tecnologiche, culturali e artistiche del Nostro Paese. La municipalità di Shanghai ha speso 60 miliardi di dollari per migliorare le infrastrutture nella città, portando la rete metropolitana a 400 chilometri, quasi il doppio di due anni fa e aprendo anche un nuovo terminal all’aeroporto di Pudong. Fino al 31 ottobre Shanghai, la Parigi d’Oriente,  sarà incentrata sul tema “Better City, Better Life”, cioè sviluppo urbano e sostenibilità, incontro fra diverse culture e nuove tecnologie. Per il gigante asiatico, l’evento si presenta anche come un’occasione per migliorare i rapporti diplomatici con molti Paesi e intensificare gli scambi commerciali, dopo la vetrina dei Giochi Olimpici di Pechino del 2008. Tornando all’Italia, questa è un’occasione per mostrarsi attraverso una vetrina di tutto rispetto, al mondo cinese, cercando anche di carpire qualche segreto in vista dell’Expo 2015, prevista a Milano. Il padiglione “trasparente” italiano, è stato inaugurato dalla ministro Prestigiacomo il 2 maggio e letteralmente preso d’assalto dai cinesi, in coda per più di un’ora durante tutta la giornata. Il titolo è molto allettante: ““La città dell’uomo-vivere all’italiana“ e vi fanno bella mostra eccellenze artistiche, culinarie, relative alla moda e alla tecnologia più avanzata ed innovativa del Bel Paese. La Prestigiacomo ha affermato che la presenza istituzionale dell’ Italia a Shanghai sarà nei sei mesi dell’ Expo “costante e di alto livello” e che il presidente del consiglio Silvio Berlusconi “ha espresso personalmente” il desiderio di venire, anche se ancora non è stata fissata una data. Il presidente cinese Hu Jintao, che il 1° maggio ha assistito alla cerimonia di apertura dell’ Expo col presidente francese Nicolas Sarkozy e sua moglie Carla Bruni, si è trattenuto per tutto il giorno nell ‘area dell’ Expo,  ricevendo una sfilza di capi di stato e di governo (tra gli altri quelli di Olanda, Cambogia. Mongolia, Palestina, Kenya e Corea del Sud) ed il presidente della Commissione Europa Jose Manuel Barroso. Già sorte alcune brucianti polemiche circa la supposta “copiatura” cinese del padiglione nipponico: una specie di moderno tempio di colore rosso scuro. Di là da tali questioni, con i quattrini messi in campo e grazie alla massima disponibilità degli spazi, Shanghai ha sicuramente realizzato l’Esposizione Universale più grandiosa e faranoica della storia. E probabilmente anche del futuro, perché per i prossimi che verranno sarà difficile, se non impossibile, organizzare una manifestazione paragonabile a questa. Ed ha anche centrato un  secondo obiettivo. Per molte della città che in passato l’hanno ospitato, l’Expo si è risolto in un colossale fallimento. Pochi visitatori, scarso interesse, fatturati largamente inferiori alle attese, perdite colossali. La ragione è semplice: per i paesi industrializzati l’Esposizione Universale è ormai una manifestazione logora e obsoleta. E ha centrato anche il terzo obiettivo. Forte degli insuccessi altrui (forse per la presenza di una forte comunità locale di cinesi, Shanghai ha guardato con particolare attenzione al flop di Vancouver), la Municipalità di Shanghai ha individuato chiaramente sin dall’inizio il principale pericolo insito nell’organizzazione dell’Expo: la costruzione di inutili cattedrali nel deserto. Sebbene non sia ancora chiaro quale sarà il destino futuro dell’area Expo, basta guardare una mappa di Shanghai per capire che, quando calerà il sipario, i 5,3 chilometri quadrati che ospitano la manifestazione non diventeranno un corpo urbanistico morto, avulso dal resto della città. Al contrario, grazie alle infrastrutture costruite per collegarla a ogni altro angolo della metropoli, quella che fino a poco tempo fa era una zona degradata di vecchie industrie e di docks fluviali ha ottime probabilità di aiutare Shanghai a trasformarsi in una città policentrica. Per la Cina, insomma, i vantaggi dell’esposizione sono molteplici. Sul fronte interno, le commesse per la costruzione dell’area espositiva hanno generato migliaia di posti di lavoro, senza contare il rilancio urbanistico della città (terminal aeroportuali, metropolitana, strade, tunnel); sfarzo e imponenza, poi, rafforzeranno l’immagine del governo di fronte al suo popolo. Ma anche sul fronte esterno Pechino ha tutto da guadagnare. Una simile vetrina apre l’economia cinese ad affari grandiosi con il resto del mondo: alla vigilia dell’inaugurazione, per dirne una, lo Shanghai Financial Service Office ha annunciato che “entro la fine dell’anno saranno pronti i nuovi regolamenti per la quotazione in Borsa delle società straniere”. Come ha notato il “Sole 24 Ore”, infine, il debutto della delegazione Usa a un’esposizione universale consacra “l’asse Cina-America, su cui si snoderanno gli equilibri geopolitici di domani”. E le numerose difficoltà finanziarie incontrate dal padiglione americano, a fronte della magnifica piramide cinese, hanno chiarito che la Cina sarà sempre più un protagonista ingombrante. Circa la partecipazione italiana, in attesa del 2015, quando la kermesse verrà ospitata a Milano, il nostro padiglione, già premiato come il più bello dell’Expo, nel 2009, serve a creare mercati nuovi per il made in Italy. E molti altri eventi animeranno questa piccola Italia in terra cinese: a Shanghai sbarcheranno tra gli altri Riccardo Cocciante, Giovanni Allevi, l’orchestra della Scala ed Ennio Morricone, protagonista il 2 giugno di un concerto per la festa della Repubblica. Come per la Cina, però, anche per l’Italia l’Expo 2010 ha un significato che va oltre la semplice esibizione. La manifestazione è un’occasione irripetibile per promuovere le nostre aziende e le nostre bellezze in un paese che conta 1, 3 miliardi di abitanti, e un prodotto interno lordo in continua crescita. Il padiglione italiano – spiega poi il ministro Stefania Prestigiacomo, presente sabato all’inaugurazione – è dunque “una cartolina del meglio che l’Italia sa produrre ed esportare, anche in vista della prossima Expo, quella di Milano 2015, che vede il nostro governo impegnato giornalmente insieme alle autorità locali per produrre un evento di livello mondiale”. La lunga strada per Milano parte da Shanghai e, date le premesse qui in Cina, possiamo certo sperare in una grande esposizione universale meneghina.

 Carlo Di Stanislao