Commento a sentenza: Per adottare un bambino lo si sceglie come al supermercato?

 Questa è stata la sintesi interpretativa di una sentenza della Cassazione della maggioranza degli opinionisti dell’abituale…Gotha televisivo, (attori di fiction ballerine giornalisti e almeno uno o due politici, nel programma “Il fatto del giorno”). Il giudice ha in sostanza vietato agli aspiranti genitori di scegliere, anzi di prenotare il bambino agognato a seconda della razza, […]

 Questa è stata la sintesi interpretativa di una sentenza della Cassazione della maggioranza degli opinionisti dell’abituale…Gotha televisivo, (attori di fiction ballerine giornalisti e almeno uno o due politici, nel programma “Il fatto del giorno”).

Il giudice ha in sostanza vietato agli aspiranti genitori di scegliere, anzi di prenotare il bambino agognato a seconda della razza, della nazionalità e delle caratteristiche somatiche (occhi azzurri o neri o verdi e così via colore dei capelli inclusi). La maggioranza dei presenti in prevalenza donne, ha approvato la decisione esprimendosi con accorata e convincente veemenza e perfino con sdegno avverso le pochissime voci dissenzienti.

Il politico presente, onorevole Giovanardi ha molto stentatamente tentato di far capire- impedito com’era dal rumoroso trasporto etico sentimentale di quella maggioranza- che spesso gli aspiranti genitori fanno delle scelte selettive non perché razzisti ma perché non pronti o ritenendosi non in grado di affrontare problematiche complesse sfavorevolmente condizionanti quali quelle attinenti appunto ai luoghi comuni intorno al razzismo e così di esporre il figlio adottato a difficoltà anche per lui non facili da gestire, come di farsi carico a priori di un doloroso rapporto con un bimbo che fosse fortemente minorato, condizione quanto mai traumatizzante e difficile anche nei confronti di un figlio legittimo (nella quale è più naturale calarsi con amorosa abnegazione).

Ma la maggioranza mi sembra aver prevalso, l’immagine del supermercato ha avuto la meglio.

Mi domando: perché a nessuno è spuntata l’idea che escludendo la facoltà di scelta anzi che quella del supermercato si sarebbe potuto avanzare l’immagine della riffa, cioè di quelle frequentissime piccole non so se anche grandi lotterie cui è possibile partecipare sperando di vincere premi appetibili quando invece oltre a non vincere nulla si può ricevere in premio qualcosa che non ci piace affatto e che anzi non vediamo l’ora di sbarazzarcene..

Ma tralasciando le ipotesi evocative intorno al diritto di scelta o di non scelta dell’adottando mi pare più interessante piuttosto chiedersi quanto segue: premesso che la decisione del giudice sembra ineccepibile quanto a provvidenziale prudenza per esorcizzare ogni accusa di razzismo nel timore che certi bambini risultassero meno ambiti di altri, e anche epidermicamente lodevole per questioni umanitarie, tutti ritenendo ovviamente che i bambini siano tutti uguali, perché il magistrato non si è anche chiesto se per caso non fosse materia di seria riflessione l’idea che lo sradicare un bimbo dalle sue radici (e non so se sia il caso di tirare in ballo anche il suo DNA) non sia per caso una forma di violenza alla quale lo stesso bambino non poteva e non può certo ribellarsi? (Per associazione di idee, anche se non ho certezza fino a qual punto calzanti, mi viene fatto di pensare ai mi pare non pochi terroristi antioccidentali di pelle decisamente non bianca ma in qualche modo occidentalizzati; terroristi per DNA o per ritorno alle radici come “fatto culturale”?).

Ritornando all’input iniziale mi sembra più condivisibile la prudenza dell’onorevole Giovanardi.

Gloria Capuano

03/05/2010

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