L’Enciclica “Caritas in veritate” come chiave di lettura dello sviluppo economico

IL 12 Maggio alle 17.30 presso la Sala Convegni Confindustria dell’ Aquila si terra’ il convegno : “Caritas in veritate ” come chiave di lettura dello sviluppo economico. L’incontro organizzato dal Gruppo Giovani Imprenditori della Provincia dell’Aquila in collaborazione con la Curia Arcivescovile dell’Aquila, vuole essere un momento di riflessione sull’ultima enciclica di Papa Benedetto XVI e […]

IL 12 Maggio alle 17.30 presso la Sala Convegni Confindustria dell’ Aquila si terra’ il convegno : “Caritas in veritate ” come chiave di lettura dello sviluppo economico. L’incontro organizzato dal Gruppo Giovani Imprenditori della Provincia dell’Aquila in collaborazione con la Curia Arcivescovile dell’Aquila, vuole essere un momento di riflessione sull’ultima enciclica di Papa Benedetto XVI e sul ruolo dell’economia di mercato che senza forme di solidarietà e  fiducia reciproca non può pienamente espletare la propria funzione economica. Introdurra’ Alessandra Rossi Presidente Giovani Industriali di Confindustria L’Aquila
Interverranno: S. E. Mos. Giuseppe Molinari e il Prof. Antonio M. Baggio Docente Straordinario di Filosofia Politica Istituto Universitario “Sophia” – Loppiano (FI).

“Per questa occasione sento di voler dedicare l’ispirazione solidaristica che caratterizza l’enciclica Caritas in veritate innanzitutto gli Aquilani, che oggi più che mai hanno bisogno gli uni degli altri, della solidarietà e della fiducia reciproca. La Città si deve ricomporre innanzitutto attraverso il suo tessuto sociale che, purtroppo, ancora non si è riconnesso. Troppi residenti sono tuttora fuori città, e chi ha scelto coraggiosamente di restare paga un prezzo altissimo in ordine di difficoltà quotidiane di ogni genere. Che tutti conosciamo bene.” Così  esordisce S. E. Mos. Giuseppe Molinari e continua: “Ma qualcuno ha detto perché un cospicuo numero di imprenditori e di persone ha scelto di andare sulle città della costa invece di restare ed affrontare tutti insieme la ricostruzione affettiva e materiale?

Risulta che i canoni degli affitti, sia degli appartamenti che dei locali commerciali, sia stato raddoppiato e financo triplicato: 9mila euro per un locale commerciale che prima del sisma era a 4.500, già un’enormità per un’attività che in un bacino d’utenza ristretto quale può essere quello aquilano poteva a mala pena sopravvivere. 1000 euro per un monolocale in una L’Aquila rasa al suolo, che vicino casa non ha più un negozio, un genere alimentari, un bar. Altrettanti per le case assegnate dalla Protezione Civile, che invece di essere in uso dagli aventi diritto vengono subaffittate: i numeri dicono che i casi siano moltissimi. Un’immoralità che penalizzerà innanzitutto i proprietari di immobili, perché la domanda di appartamenti in questo modo scenderà sempre di più e il tasso di case sfitte sarà destinato a salire: un chiaro danno all’economia reso da un chiaro esempio di mancanza di solidarietà. Ecco, questo è il messaggio che voglio lanciare: anche la solidarietà genera ricchezza e non è un paradigma di un altro comparto della vita collettiva, non afferisce alla chiesa ma non all’economia, tutt’altro! La solidarietà distribuisce ricchezza, e la distribuzione genera altra ricchezza.  E’ così che credo di dover contestualizzare hic et nunc l’enciclica della quale il prof Baggio ci dà ampia cognizione nel convegno Caritas in veritate”.

Conclude S. E. Molinari con una proposta concreta. : “Dunque, voglio non solo richiamare alla solidarietà tutti gli Aquilani che in questo momento si stanno comportando in maniera non etica nel mercato e tra gli uomini, ma anche concordare con le Autorità preposte un calmiere affinché sia stabilito un tetto ai canoni di affitto oltre il quale è reato spingersi. Un’Associazione degli Inquilini potrebbe essere il punto di raccolta di tutte le segnalazioni o le denunce che gli aquilani hanno il diritto- dovere di inoltrare, in maniera sia pubblica che riservata. Se non ci diamo da fare per riportare all’Aquila gli aquilani e le imprese è inutile continuare a parlare di ricostruzione. Chiediamoci piuttosto per chi vogliamo ricostruire e se vogliamo ricostruire un dormitorio o ricreare una polis: la differenza sta nella partecipazione e nella condivisione di un obiettivo del quale tutti si sentono parti attive e al quale tutti portano il proprio granello di sabbia”.