Informatori o spioni?

oppure o anche Libertà d’espressione o diritto giornalistico d’imporre la mediocrità? “Informatori o spioni?”  Piero Ostellino mi ha tolto le parole di bocca quanto al baccano in corso avverso la legge sulla limitazione dell’uso dell’intercettazione. Ci ha riportati al fascismo, ma soprattutto al comunismo sovietico.Grazie ad Amnesty molti come me sapevano tutto sull’Unione Sovietica.. La […]

oppure o anche

Libertà d’espressione o diritto giornalistico d’imporre la mediocrità?

Informatori o spioni?”

 Piero Ostellino mi ha tolto le parole di bocca quanto al baccano in corso avverso la legge sulla limitazione dell’uso dell’intercettazione.

Ci ha riportati al fascismo, ma soprattutto al comunismo sovietico.Grazie ad Amnesty molti come me sapevano tutto sull’Unione Sovietica.. La prassi dello spionaggio era la norma ed era terrorizzante perfino per noi relativamente lontani sempre facili obiettivi dei missili nucleari sovietici e posteggio obbligato dei missili nucleari americani.

Nella spietata dittatura sovietica la società era consapevole d’essere alla mercé di un regime che si reggeva sul sospetto e sulla delazione. La paura di finire negli ingranaggi diabolici di processi politici dove i diritti umani erano assolutamente misconosciuti era più che realisticamente motivata così da essere tutt’altro che infrequente durante gli estenuanti e terrorizzanti interrogatori che figli denunciassero padri e viceversa o mariti le mogli e viceversa pur di salvarsi da una catastrofica crudele condanna senza alcuna possibilità di ritorno.

Vogliamo diventarne dei replicanti? Ridurci a vittime delle mai del tutto chiare pulsioni umane e/o dei tanti fanatismi ideologici o ancora della superficialità cinica di pseudogiornalisti a caccia di scoops?

Spero che prevalga il buon senso.

Libertà d’espressione o diritto giornalistico d’imporre la mediocrità e –aggiungo- falsi valori?”

L’articolo 21 della Costituzione tanto citato non riguarda solo i giornalisti ma tutti i cittadini. La lacuna di questa clausola fondamentale di garanzia democratica consiste nel non aver precisato che tale libertà offre ai giornalisti una più o meno grande diffusione delle loro idee e testimonianze e ai cittadini non giornalisti nessun potere di diffusione delle loro idee e testimonianze. Sarebbe importante introdurre il concetto che questa disparità imporrebbe regole di rispetto umano e di veridicità ben chiare circa il comportamento dei giornalisti e spazi congrui offerti ai cittadini che abbiano da dire o testimoniare le loro esperienze e le loro eventuali patite ingiustizie.

Questa levata di scudi della categoria contro il bavaglio che la libertà d’espressione subirebbe dalla legge che limiterebbe le intercettazioni mi sembra assolutamente assurda. Se calcoliamo in percentuali le proporzioni tra i vari ingredienti del menù di cui è fatto un giornale o un telegiornale troviamo poche idee e poche testimonianze fedeli alla realtà a confronto del pettegolezzo politico nazionale, del malcostume generalizzato, della cronaca nera, delle purtroppo abituali sciagure, dello sport o tale presunto, e del gossip. Un banale esempio? La notizia dell’uscita di un libro nel quale l’A. si rivolge al Presidente del Consiglio con parole allusive al di lui gradimento. In tal modo l’utenza si ritiene forse soddisfatta nel diritto di essere informata? Non viene a nessuno il dubbio che tante altre persone che si battono per una evoluzione sociale finalizzata alla pace e che magari hanno pubblicato molti libri sull’argomento, solo perché non noti per motivi pruriginosi e a volte ricattatori non vengono neppure menzionati? ,e, non per pacificare la loro eventuale vanità, ma per informare la gente che tra tanta spazzatura c’è anche chi si occupa di qualche cosa di serio? Come si può invocare il diritto dovere alla libertà d’espressione quando questa si dedica a tempo pieno a imporre modelli comportamentali corrotti e scorretti come quelli più in grado di procurare vantaggi e successo? Non è compito del giornalismo quello dell’educazione del popolo, si potrebbe obbiettare. Giusto, non sarebbe compito, ma lo è di fatto, sopratutto del giornalismo televisivo specie da quando la gente ha preso coscienza che se non si appare non si esiste.

Per questo, per il grande potere che l’informazione possiede, ripeto in specie quella televisiva, il giornalismo deve radicalmente rivedere quelli che ritiene essere suoi diritti, ma ancora di più quelli che ritiene essere i suoi doveri. E dunque invece di protestare per una limitazione dello scempio in atto della privacy, mettesse ordine nella propria coscienza e nelle proprie competenze guardando soprattutto al delicatissimo e ben più doveroso rispetto umano.

Gloria Capuano

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