“Tonno in trappola”: una petizione per cambiare

Quando compriamo una scatoletta di tonno, sappiamo cosa finisce nel piatto? Greenpeace ha condotto un monitoraggio sulle etichette di oltre duemila scatolette dei marchi più diffusi in Italia. I risultati sono preoccupanti: l’industria del tonno è poco trasparente. Nella metà dei casi non sappiamo che specie di tonno mangiamo. Pochi ci dicono da dove arriva: […]

Quando compriamo una scatoletta di tonno, sappiamo cosa finisce nel piatto? Greenpeace ha condotto un monitoraggio sulle etichette di oltre duemila scatolette dei marchi più diffusi in Italia. I risultati sono preoccupanti: l’industria del tonno è poco trasparente. Nella metà dei casi non sappiamo che specie di tonno mangiamo. Pochi ci dicono da dove arriva: solo il 7 per cento delle scatolette indica l’area di pesca. Quasi nessuno specifica come è stato pescato: nel 97 per cento delle scatolette, infatti, il metodo di pesca non è indicato. Cosa vogliono nasconderci?
Eccessiva, indiscriminata e troppo spesso illegale, la pesca del tonno minaccia l’intero ecosistema marino. Cinque delle otto specie di tonno di interesse commerciale sono minacciate, compreso il tonno pinna gialla. Spesso nelle scatolette finisce tonno pescato con metodi distruttivi, come i palamiti e le reti a  circuizione con “sistemi di aggregazione per pesci” (FAD), che causano ogni anno la morte di migliaia di esemplari giovani di tonno, squali, mante e tartarughe marine.
Senza saperlo i consumatori sono complici della distruzione dei mari.
Oggi, l’associazione ambientalista sta promuovendo una petizione online, su www.tonnointrappola.it, per spingere almeno i marchi più famosi a cambiare.