Intervista al presidente della Consulta Culturale dell’VIII Municipio, Benedetto Cesarini e le realtà teatrali di periferia

La cultura, come è ben noto a tutti – tranne pochi benpensanti i quali ancora oggi sostengono che “ CON  ESSA   NON SI MANGIA” – rappresenta il fulcro di ogni società: avanzata e in via di sviluppo. Per sapere cosa pensano i giovani in merito a questo vasto e variegato problema ho intervistato Benedetto Cesarini […]

La cultura, come è ben noto a tutti – tranne pochi benpensanti i quali ancora oggi sostengono che “ CON  ESSA   NON SI MANGIA” – rappresenta il fulcro di ogni società: avanzata e in via di sviluppo. Per sapere cosa pensano i giovani in merito a questo vasto e variegato problema ho intervistato Benedetto Cesarini -giovane 25 enne, avvocato, attore, giornalista pubblicista,  profondo conoscitore ed amante del  territorio romano e della sua gente –  presidente   della Consulta Cultura dell’ VIII Municipio del Comune di Roma. Egli frequenta i laboratori organizzati dal teatro  ed arriva a fare degli spettacoli all’interno dei corsi stessi; vive questa sua passione come “ Un’isola verde all’interno del quartiere   di TBM, una forte risposta culturale che coinvolge tante famiglie”. Un contributo tangibile al territorio che passa anche attraverso spettacoli all’aperto in tutto il quartiere dove  i cittadini  partecipano  ben volentieri e si divertono. In questa zona, di frontiera per alcuni aspetti, ci sono tante  realtà culturali ed associative che si danno da fare come la biblioteca del Liceo Scientifico  Amaldi, con una popolazione scolastica di 1300 alunni, intitolata ad un grande artista Pier Paolo Pasolini, dove possono essere consultati gratuitamente i testi.  Peccato  che i  tagli alla cultura del  Comune di Roma e del Municipio VIII stanno mettendo in serie difficoltà economiche non solo i teatri di Cintura ( Teatro-biblioteca di Quarticciolo, di TBm e del Lido di Ostia )ma un po’ tutte quelle istituzioni culturali,nate come strumenti di identità cittadina e coesione sociale del territorio  che sono di primaria importanza per la formazione, la crescita e lo sviluppo delle nuove generazioni.  Per capirne di più  ho intervistato Benedetto Cesarini – uomo di cultura, di  dialogo,  di profonda sensibilità e rispetto –  che ha  accettato volentieri di rispondere alle  domande.

1 –  Presidente Cesarini il teatro di TBM compie ormai  7 anni,   tutti gli riconosco un notevole successo ed il merito di aver portato in periferia grandi  nomi  di   livello nazionale; qual è il segreto?

Il segreto del Teatro Tor Bella Monaca è il Teatro. Fare teatro significa fare cultura attraverso una forma di espressione artistica antica quanto il mondo ma sempre nuova e rinnovabile.  In tal modo il Teatro Tor Bella Monaca diviene luogo di aggregazione cittadina, di condivisione e di confronto.  Per questo il merito del Teatro non è solo quello di aver portato in periferia grandi nomi, ma piuttosto quello di aver dato la possibilità di espressione alle realtà associative del territorio, pur se con qualche elemento di criticità.

2 – Avendola ascoltata in  diverse “circostanze culturali” – non ultima quella della M.A.R.E.L. nella premiazione in Provincia del premio letterario Speciale Donna – dalle sue parole traspare sempre un grande entusiasmo  come nasce il suo rapporto con la cultura in generale e con il teatro in particolare?

Il mio rapporto con la cultura nasce proprio dal Teatro. All’età di 14 anni ho preso parte al Laboratorio teatrale “Piero Gabrielli” promosso dal Teatro di Roma. Da allora è nata la passione per il palcoscenico. Avevo compreso che l’arte teatrale si prestava ad essere uno strumento di grande comunicazione e veicolo di divulgazione di messaggi.  Per consolidare questa passione ho fondato nel 2007, assieme ad un gruppo di ragazzi, la COMPAGNIA OTTAVO ATTO che opera nel Municipio VIII con grande successo e grande seguito di pubblico, proponendo attività sempre diverse ma particolarmente attente alle problematiche sociali e mirate alla finalità didattica ed educativa. Quando nel dicembre del 2010 la maggioranza delle Associazioni del Municipio  ha deciso che io dovessi essere il Presidente della Consulta per la Cultura ne sono stato onorato e soprattutto ho trovato veramente significativo il  fatto che le realtà culturali avessero voluto affidare ad un giovane il compito di rappresentarle nei rapporti con le istituzioni. Da allora è nata una grande collaborazione  e sinergia con le Associazioni. Una collaborazione che ogni giorno continua ad arricchirmi sia come persona che come artista. Attualmente fanno parte della  Consulta più di 50 Associazioni, di varia natura e di varie finalità. Un vero tesoro per la nostra periferia. È per questi ed altri motivi che quando parlo di Cultura  e di Periferia non posso farlo che con entusiasmo e con passione.

3 – Quanto influiscono e quanto sono importanti per il territorio gli eventi culturali?

Può sopravvivere un organismo umano senza che il cuore, battendo, spinge il sangue nelle vene? Ecco, così gli eventi culturali nel territorio…

4 – Che ne sarà della sorte dei teatri di Cintura alla luce dei recenti provvedimenti del Comune di Roma?

Il problema vero è che, ad oggi, non sono stati ancora presi provvedimenti definitivi. C’è una grande confusione e incertezza sulle prospettive. Non sono ovviamente in grado di dire quale sarà la sorte dei teatri di Cintura, ma possono dire quello che mi auguro. Anzitutto ritengo che chiudere teatri non sia mai una scelta intelligente. È invece intelligente trovare soluzioni di gestione che superino l’empasse economica-finanziaria e che allo stesso tempo mirino a recuperare quella  filosofia di fondo dei Teatri in Periferia che consiste nel fare della cultura e del teatro un momento di quotidianità e di sana abitudine per il territorio.

 5 – Si riuscirà a farli sopravvivere e , in caso  positivo, saranno in grado di continuare a produrre cultura?

È mia convinzione che se i teatri di Cintura debbano avere un futuro (come mi auguro che abbiano) non si possano avere altre ricette se non quella  di uno stretto rapporto con le Associazioni Culturali che rappresentano la linfa vitale di una periferia che ha grande desiderio di riscatto. Quando si ha un Teatro accessibile e delle realtà culturali generose, viene da sé la produzione della cultura. Per quanto riguarda in particolare il Teatro di Tor Bella Monaca penso che un ruolo determinante debba ricoprire la Consulta per la Cultura perché è l’unico organismo democratico di dialogo delle Associazioni in grado di mettere in moto grandi potenzialità e di garantire a tutte le Associazioni pari opportunità di presenza nel Teatro.

6 – Lei in qualità di Presidente e di esperto culturale del territorio crede che il Comune di Roma ed i Municipi interessati  ( VII, VIII e XIII )   ce la stiano mettendo davvero tutta pur di salvarli  anche in considerazione del fatto che ci sono dei lavoratori cui bisogna garantire il posto?

Qua e là si sente qualche voce isolata. Si organizzano sporadici incontri. Si rilasciano ambigue dichiarazioni sui giornali. Ma la verità è un’altra. Se la volontà di “salvare” dalla chiusura i Teatri non parte dal basso, dalle Associazioni, ma anche dai cittadini, forse neanche dalle istituzioni possiamo aspettarci grandi interventi.  Se la cittadinanza e l’associazionismo tollera la chiusura dei teatri, forse la merita.

Il problema dei posti di lavoro è un problema serio e che dovrebbe maggiormente incentivare le Istituzioni ad un intervento concreto. Soprattutto stimolare una riflessione sul fatto che la Cultura può creare posti di lavoro.

7  – Un’ultima domanda prima di lasciarla: cosa significa fare, produrre, cultura in un territorio come il nostro e quanto la Consulta, che lei  egregiamente presiede, può fare?

Fare Cultura nel Municipio VIII significa proporre qualcosa di grande alternativa sociale. Un territorio, il nostro, con tante problematiche ma anche con tante potenzialità che la Cultura, o meglio, gli interventi di politica Culturale devono mirare a valorizzare. Da quando esiste la Consulta si sono realizzati grandi progetti che hanno coinvolto la maggior parte delle Associazioni, dando a tutte la possibilità di contribuire, a seconda delle proprie specificità, ad elevare l’attenzione alla cultura. Ecco, proprio questo. La Consulta deve fare da eco e poi amplificare sul territorio gli interventi, coordinati tra loro, studiati e mirati, mai lasciati al caso. Solo così si potrà dire, utilizzando le parole del Pascoli, “oggi c’è qualcosa di nuovo sotto il sole”.

Nando Giammarini

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