Controversie sulla sperimentazione animale con digressioni

Contro la spertimentazione animale si sono espressi molte delle persone più in vista nel mondo della cultura e dello spettacolo e buon ultimo Dave Navarro, ex chitarrista dei Red Hot Chili Peppers, nonché ex marito di Carmen Electra, celebre autore, nel 2007, del film “Broken”, porno con velleità interpretato, tra gli altri, da Sasha Grey […]

Contro la spertimentazione animale si sono espressi molte delle persone più in vista nel mondo della cultura e dello spettacolo e buon ultimo Dave Navarro, ex chitarrista dei Red Hot Chili Peppers, nonché ex marito di Carmen Electra, celebre autore, nel 2007, del film “Broken”, porno con velleità interpretato, tra gli altri, da Sasha Grey e Jayme Langford, giovanissima pornostar classe 1987, che è anche sua probabile figlia, anch’essa sostenitrice della associazione animalista internazionale Peta.
I primi riferimenti all’utilizzo di animali a scopo scientifico possono essere fatti risalire ad Aristotele che nel trattato sulle Parti degli animali descrive minuziosamente l’interno e l’esterno di tutte le specie animali, basandosi su dissezioni di animali.
Nel III secolo a.C. la pratica dissettoria e vivisettoria sugli animali si intensifica con la scuola medica di Alessandria.
Galeno può essere considerato uno dei medici più importanti dell’antichità. Egli nel II secolo condusse dissezioni e vivisezioni su numerose specie animali (scimmie, maiali, buoi, elefanti, topi, ed anche animali a sangue freddo) in quanto la chiesa proibiva di sezionare cadaveri umani.
Dal Rinascimento in poi, la medicina fece un uso sempre più largo della sperimentazione animale in vivo per lo studio delle funzioni fisiologiche, campo in cui le autopsie umane non erano sufficienti.  Andrea Vesalio anatomista e medico, osservò su maiali viventi il funzionamento dei nervi. Le ricerche sulla circolazione sanguigna furono condotte a lungo da numerosi studiosi su varie specie animali: Colombo praticò vivisezioni su cani per studiare la circolazione polmonare, mentre W.Harvey giunse ad una comprensione del meccanismo circolatorio attraverso dissezioni e vivisezioni di animali di diverse specie.
Per sperimentazione animale si intende l’esperimento a scopo di studio e ricerca effettuato su animali da laboratorio (ad esempio in ambito farmacologico, fisiologico, fisiopatologico, biomedico, biologico), finalizzato ad individuare le sostanze potenzialmente dannose/tossiche per l’uomo presenti nei farmaci e in generale nelle sostanze testate. Gli esperimenti possono essere di diverso tipo; i test più diffusi consistono nell’indurre su di un campione animale specifiche patologie e verificare la reazione a farmaci e ad altre pratiche terapeutiche. Possono essere somministrate ad esempio sostanze chimiche, batteri e virus. Gli animali testati possono essere esposti a radiazioni o subire mutilazioni di vario genere.
L’argomento è complesso e spinoso ed è chiaro che esistono aspetti che urtano la sensibilità di tutti soprattutto quando i mass media pilotano i sentimenti con immagini di piccoli cagnolini e dipingendo i ricercatori come dei massacratori insensibili. Ma è altrettanto certo che la scienza di modelli animali in vivo ha bisogno per progredire. Ad esempio, nel campo della biologia molecolare, la totalità degli studi richiede l’applicazione di diversi approcci sperimentali: esperimenti in vitro / in provetta, utilizzo di cellule umane o animali coltivate in vitro, metodi bio-informatici (al computer) per analizzare dati.
Purtroppo questo non basta: per capire alcune cose il modello animale è insostituibile. Perché un animale è molto più simile all’uomo di quanto lo sia una cellula, una provetta o un computer. Perché la complessità dello sviluppo che tutti noi percepiamo quando osserviamo crescere i nostri figli non è riproducibile né comprensibile utilizzando modelli in vitro.
Oggi i modelli animali vengono sempre più utilizzati per studiare come si sviluppano i tumori e capire quali strategie possano venir applicate per controllarli. I sistemi cellulari in vitro a nostra disposizione, per quanto complessi non riescono a spiegare le interazioni tra le cellule del tumore e gli innumerevoli tipi cellulari dell’organismo. Proibire la sperimentazione animale e gli xenotrapianti bloccherà questo tipo di ricerca in Italia. Perché dobbiamo sapere che queste ricerche continueranno nel resto del mondo e porteranno allo sviluppo di farmaci. Ma noi quando utilizzeremo questi farmaci faremo finta di non saper che hanno richiesto il sacrifico di animali. Nel frattempo sarà aumentato il divario tecnologico tra Italia e resto del mondo, avranno chiuso altre industrie e ancora più giovani Italiani avranno cercato la loro strada all’estero, migranti per legge.
Lo scorso 1° settembre il capo gruppo del Movimento 5 Stelle di Sarzana (La Spezia) Valter Chiappi, aveva inoltrrato formalwe richiesta per annullare l’intervento deel prof. Garattini al Festival della Mente, in quando il direttore del Mario Negri aveva bollato come “un ennesimo colpo alla ricerca” la norma europea sulla sperimentazone animale (leggi su: http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/08/01/legge-su-sperimentazione-animali-garattini-ennesimo-colpo-alla-ricerca/673530/) .
Ma i vari ricercatori non solo hanno difeso in massa Garattini, ma anche la sua posizione rispetto alle nuove norme che non tengono in alcuno conto la Direttiva 2010/63/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 22 settembre 2010 sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici, impedendo di fatto ai ricercatori di fare bene il loro lavoro”
Da ieri pomeriggio un gruppo di ricercatori in camice bianco, favorevole alla sperimentazione animale, sta manifestando davanti la Camera dei Deputati, per lanciare un appello alla politica affinché non venga bloccata la possibilità di fare ricerca usando cavie animali. La legge di delegazione europea sulla sperimentazione animale (http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/08/01/animali-e-legge-norma-che-vieta-laboratori-come-green-hill/673370/) è stata infatti già approvata dalla Camera e ora è al vaglio del Senato.

La manifestazione promossa dall’associazione Pro-test sta coinvolgendo molti ricercatori, tra questi moltissimi i giovani, arrivati da centri e università di tutt’Italia, che esprimono il loro assenso alla sperimentazione animale.

Sul palco sono stati invitati a parlare scienziati e politici bipartisan che parteciperanno all’iniziativa. Tra le adesioni, l’Istituto Mario Negri di Milano, l’European Mind Metabolism Association, la Sivelp, l’Aisal, l’European Animal Research Campaign Center, l’Associazione ricercatori S.Raffaele, la Faseb, l’Associazione Coscioni e la Sival.
La manifestazione ha tre principali obiettivi:
1- Chiedere al Governo di fare un passo indietro sulla riforma appena approvata in Parlamento, abbracciando la direttiva europea nella sua formulazione originaria che scaturisce dal confronto tra scienziati e animalisti, e rappresenta il giusto compromesso tra le necessità della ricerca e il benessere animale.
2- Sensibilizzare la cittadinanza sulla necessità della ricerca scientifica, giudicando la ricerca e la sperimentazione animale dai fatti e dai risultati e non sulla base di pregiudizi
3- Sollecitare i media ad una corretta informazione sull’articolo 13 e sulla sperimentazione animale in generale.
A margine della manifestazione davanti a Montecitorio d’Ambrosio Lettieri del Pdl ha affermato: “La ricerca scientifica e i conseguenti importanti progressi che la scienza ha compiuto a beneficio della salute di tutti i cittadini non devono essere sacrificati e soffocati da posizioni integraliste e radicali con cui qualcuno ha tentato di strumentalizzare le piazze, producendo interventi contrari ad ogni buonsenso. In questo quadro ritengo positiva e significativa l’attenzione del presidente Napolitano che stamani ha voluto incontrare i ricercatori di biomedica. Il nostro impegno ne esce rafforzato”.
Intanto in Senato si è svolto, nel corso di un Ufficio di presidenza tra le Commissioni riunite 12 Igiene e Sanità e 14 Politiche dell’Unione Europea, un incontro informale con le associazioni Airc, Associazione italiana ricerca sul cancro, Fism, Fondazione italiana Sclerosi Multipla, Fondazione Ifom, Istituto Firc di Oncologia Molecolare, Fondazione Telethon, Irccs Mario Negri.
Per quanto mi riguarda, credo che mai come oggi la ricerca sia un sistema complesso che coinvolge ricercatori in tutto il mondo, spesso in competizione tra loro e che utilizzano sistemi e modelli completamente differenti. Il sapere scientifico scaturisce non dal lavoro del singolo gruppo che usa un solo modello, bensì dal confronto dei dati ottenuti in sistemi modello differenti, come il lievito, i vermi e diverse specie di mammifero. E richiede l’impiego di esperimenti con sistemi cellulari e in provetta, oltre che molta bio-informatica. Ma dobbiamo essere consci che un animale, con tutti i suoi limiti, ci dice di più sulla fisiologia e sulle patologie di quanto possano fare i saggi in vitro o con le cellule. Almeno fino ad oggi.
Insomma discutiamo di sperimentazione animale e di ricerca in generale. Apriamo i laboratori al pubblico. Confrontiamoci. Ma evitiamo di creare delle chiusure a priori, di porre paletti ideologici alla ricerca che molto assomigliano quanto fatto nel 1600 a Galileo e poco alla liberta di pensiero.
Ma da parte loro gli animalisti (citando il documento del 2000 del Committee on Quality of Health Care Institute of Medicine), affermano che il valore degli studi su animali per la valutazione della sicurezza dei farmaci non è chiaro poiché molti di tali studi sono parziali o carenti dal punto di vista metodologico e che il 63% degli effetti collaterali gravi riscontrati sulla popolazione non ha un corrispettivo sugli animali.
I metodi in vitro o comunque sostitutivi sono comunemente usati nella ricerca di base con risultati soddisfacenti per lo studio di meccanismi di natura diversa. La cosa si complica quando si tratta di sviluppare metodi che possano sostituire i saggi in vivo ancora richiesti dalle legislazioni nazionali e internazionali. In questo caso, infatti, i nuovi metodi sviluppati e che hanno mostrato una certa attendibilità, devono essere sottoposti al processo di validazione, che serve ad accertare l’affidabilità (riproducibilità del metodo nel tempo e in laboratori diversi) e la rilevanza (significatività ed utilità di una procedura per il fine prefissato: valutazione della sensibilità, specificità e valori predittivi) di un metodo per uno scopo specifico (Balls et al. 1995). Questo è un processo piuttosto lungo: intercorrono in media 10 anni per il compimento delle diverse fasi. Esso prevede, infatti: a) lo sviluppo del saggio nel laboratorio d’origine; b) la prevalidazione mirata alla verifica della trasferibilità del metodo e all’ottimizzazione del suo protocollo; c) lo studio di validazione vero e proprio; d) la valutazione indipendente dello studio e delle proposte; e) l’avvio delle procedure per l’accettazione a livello regolatorio . Un processo lungo, dunque e che fino ad ora, ha prodotto maggiori risultati sul versante Reduction/Refinement e Relative Replacement ma scarsi risultati a livello di Absolute Replacement.
Va qui chiarito che vngono considerati “alternativi” tutti i metodi che utilizzano meno animali (Reduction), che causano meno sofferenza durante l’esperimento (Refinement), oppure che siano  sostitutivi del test animale (Replacement).  Se la sostituzione è completa si parla di Absolute Replacement, se è parziale (ad es. si continua ad impiegare gli animali per il prelievo di organi e/o tessuti o si utilizzano animali  con  più basso grado di sensibilità neurofisiologica), parliamo di Relative Replacement. Dovrebbe essere abbastanza logico intuire che se la rilevanza/predittività per l’uomo dei modelli animali causali analoghi (CAM)  è scarsa, il miglioramento e la riduzione non hanno molto senso dal punto di vista scientifico, come generalmente non ce l’ha l’impiego di tessuti ed organi animali quando la specie target è l’uomo.  Ne viene che salvo casi particolari, Absolute Replacement  si configura  come l’unica soluzione possibile (ed auspicabile) dal punto di vista scientifico/metodologico, ma avrà bisogno di investimenti e molti anni per esserre effettivo ed affidabile.
Dicono i contrari che gli animali vengono utilizzati  perché la legge obbliga a farlo, perché esiste molta resistenza al cambiamento, perché a volte la ricerca focalizzata sull’uomo viene frenata  e perché le procedure di validazione ufficiali sono lente e laboriose, oltre a non contemplare ancora un approccio integrato alla validazione.
In definitiva, troppi individui beneficiano dello status quo e per questo nessuno vuole far affondare la nave. E’ abbastanza evidente che esiste una rete di interessi economici tra istituzioni, aziende, riviste scientifiche, privati… e che basta conoscere un po’ la storia per rendersi conto che i grandi cambiamenti sono sempre stati accompagnati da grande resistenza ed inerzia.
Comunque, allo stato attuale ed in attesa di radicali cambiamenti, va riconosciuto che la ricerca biomedica ha da sempre utilizzato gli animali per sperimentare nuove tecniche chirurgiche, osservare l’evoluzione delle malattie su organismi animali per comprendere meglio i meccanismi di attacco sul corpo umano e testare nuovi medicinali. Ma anche che, nonostante i grandi progressi della medicina molti, anche all’interno della comunità scientifica, hanno cominciato ad avere dubbi sulla effettiva utilità di tutti gli esperimenti eseguiti e sulla legittimità di sfruttamento degli esseri viventi.
Molti altri scienziati autorevoli si battono per un maggior rispetto degli animali, ritenendo la sperimentazione in alcuni casi non necessaria.
Il nostro Umberto Veronesi, ad esempio, si è schierato con gli animalisti per pubblicizzare molte altre forme alternative utili al progresso nella ricerca scientifica, medica, farmacologica.
Ed anche Margherita Hack, astrofisica e divulgatrice scientifica, che si è recentemente attivata in seguito alla neo normativa europea schierandosi dalla parte degli animali.
Tuttavia mi restano molti dubbi, soprattutto dopo l’articolo di Sir David Weatherall, ex genetista dell’Università di Oxford che in un recente lavoro di ricerca commissionato dal comitato Weatherall, dalla Royal Society, dal Medical research Council, dal Wellcome Trust e dalla Academy of Medical Sciences, ha individuato forti motivazioni sia scientifiche che morali per le sperimentazioni condotte sulle scimmie ai fini di ricerca, dichiarando che in certi casi il ricorso a primati non umani rimane l’unico modo per rispondere a domande scientifiche importanti, in quanto altri animali quali i topi non sono sufficientemente affini agli umani. Il suo lavoro si conclude in modo chiaro e, credo, condivisibile: “Esiste una ragione scientifica alla base della ricerca attenta e scrupolosamente disciplinata condotta su primati non umani, per lo meno per il prossimo futuro, a condizione che continui a essere l’unica possibilità di risolvere importanti questioni scientifiche e mediche e che permangano gli standard elevati di benessere”.
Inoltre, tornando allla censura di Garattini, sono d’accordo con chi ha richiamato l’antispecismo (corrente filosofica concepita per trasformare in dottrina “morale” la psicopatologia animalista, imponendone i dettami alla società), ed affermato che esso, malgrado si spertichi nel professarsi (a parole) un movimento che estende l’antirazzismo alle specie, dimostra immancabilmente coi fatti di consistere in una subdola, ma non meno autentica, forma di razzismo.
La cosa è di una gravità estrema e dimostra una volta di più che in Italia esistono frange razziste ben impiantate ovunque.
A cuasa di questo, io credo, Calderoli, vice presidente del Senato ha potuto impunemente dire che il Ministro l’integrazione della Repubblica gli ricorda un orango e la bioda grillina Serenella Fucksia, senatrice, che lo ha anche difeso, mentre Nicola Morra capogruppo al senato dei grillini può ritenere le dimissioni dell’insultatore.
D’altra parte, le uscite di Grillo, con i suoi soliti toni fintamente scherzosi, non hanno mai mancato negli anni di prendere posizioni non solo ambigue, ma apertamente razziste, come, ad esempio, quella secondo cui i migranti non possano partecipare a nessun referendum o quella contro lo jus soli. D’altra parte, sembra che Grillo e i suoi seguaci non vedano nemmeno la discrezionalità e il razzismo istituzionale con cui i migranti devono fare i conti tutti i giorni, un razzismo che nega più spesso di quanto s’immagini le già minime possibilità di regolarizzazione.
Grillo e famiglia forse temono che i figli dei migranti alzino la testa se viene loro riconosciuta subito la cittadinanza. I migranti però hanno già alzato la testa e non se la lasceranno schiacciare da un grillo e neanche divorare da un caimano.
Certo che una scienza deve avere coscienza ma la coscienza deve essere più ampiamente diffusa nella Nazione.

Carlo Di Stanislao

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *