Autismo: dieta a basso indice glicemico allevia sintomi

Potrebbe essere una scoperta di grandissima importanza per le persone malate di autismo e per le loro famiglie, quella proveniente dalla California. Una dieta a basso indice glicemico, simile a quella seguita dalle persone che soffrono di diabete, può alleviare i sintomi dell’autismo. Quando gli ingredienti principali sono frutta, verdura e cereali integrali si riducono […]

Potrebbe essere una scoperta di grandissima importanza per le persone malate di autismo e per le loro famiglie, quella proveniente dalla California. Una dieta a basso indice glicemico, simile a quella seguita dalle persone che soffrono di diabete, può alleviare i sintomi dell’autismo. Quando gli ingredienti principali sono frutta, verdura e cereali integrali si riducono i sintomi della malattia. Lo ha scoperto un gruppo di ricercatori californiani del Salk Institute for Biological Studies (Usa), in uno studio pubblicato sulla rivista Molecular Psychiatry.

L’indice glicemico è una misura di quanto velocemente gli alimenti contenenti carboidrati, come pane o altri prodotti da forno, aumentano i livelli di glucosio nel sangue. Quelli che causano un picco elevato dei livelli di zucchero nel sangue per un periodo di due ore sono ad alto indice glicemico. Mentre quelli che non causano questo aumentano (verdure, pesce, carni magre e cereali) hanno un basso indice glicemico. Lo studio ha coinvolto dei topolini allevati per sviluppare sintomi simili all’autismo. Dopo averli sottoposti a diete diverse, i ricercatori hanno trovato che quelli che seguivano una dieta a basso indice glicemico riportavano sintomi dell’autismo più lievi, rispetto agli altri. Analizzando il cervello degli animali, i ricercatori hanno trovato segnali di produzione di nuovi neuroni più nei topi che hanno mangiato alimenti a basso indice glicemico rispetto a quelli che hanno consumato cibi ad altro indice glicemico, che al contrario hanno espresso più geni associati all’infiammazione. Lo studio ha anche suggerito un’associazione con l’ecosistema dei batteri intestinali, sui quali i ricercatori hanno deciso di concentrare la loro attenzione in futuro.